Terremoto in Venezuela: Pie Discepole, una medaglietta della Divina Pastora distribuita a tutti per rialzarsi

“Distribuendo queste 200 medagliette della Divina Pastora abbiamo portato la carezza di Gesù e di sua Madre a chi, dopo il sisma, ha perso tutto, ma non la fede e la speranza”. Così sr. Maria Bernardita Meráz Sotelo, superiora generale delle Pie Discepole del Divin Maestro, ramo della Famiglia Paolina, sul numero in edicola di “Maria con te”, il settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, descrive l’iniziativa che l’ha vista protagonista, assieme alle consorelle, per le strade di Barquisimeto, dove si trova la casa madre della Congregazione, assistendo gli sfollati rimasti senza casa dopo il terremoto dello scorso 24 giugno che ha colpito il Venezuela. “Già nel 1856 – prosegue la religiosa –, questa Madonna salvò la città dal colera e, da allora, è vista come la Madre che si cura dei suoi figli, che prende su di sé feriti, sofferenti e bisognosi. Anche se la Patrona nazionale è la Virgen de Coromoto, c’è un fortissimo trasporto per Lei. Nel riceverne l’effigie, tante persone si sono messe a piangere e ci hanno chiesto una benedizione. Nessuno è arrabbiato con Dio per quanto è accaduto. Anzi, tutti dicono: ‘Col suo amore andremo avanti. Il Signore ci aiuta, la Madonna ci aiuta, la solidarietà della Chiesa ci aiuta’. Per noi portare l’immagine della Vergine, quale ne sia il titolo, significa portare il volto della Chiesa, il volto femminile dell’umanità e quello dell’Altissimo, che è Padre e Madre. Mi ha commosso vedere tanti ragazzi, o genitori coi figli, dare una mano ai soccorritori tentando di salvare chi è rimasto imprigionato sotto le macerie. Molti di loro hanno già perso tutto, eppure mostrano solidarietà per chi è stato travolto dai crolli. A un ragazzo di 24 anni ho chiesto: ‘La tua famiglia è qui?’. ‘No’, mi ha risposto, ‘ma il Venezuela è la mia famiglia’”. Parole che sono confermate anche dalla testimonianza della consorella, suor Maria Lucia Filosa: “Porterò sempre nel cuore i volti di quei bambini che vogliono tornare a sorridere, così come non dimenticherò tutte quelle persone che si sono messe a scavare a mani nude, tra i ruderi di un palazzo raso al suolo, cercando di salvare delle vite. Uno di loro, dopo avergli dato la medaglietta mariana, mi ha chiesto se potessi mettergliela al collo, dicendomi: ‘Grazie per quello che fate, siete testimoni di speranza’. Se n’è andato, poi, all’improvviso, è tornato indietro: ‘Ti posso chiedere un favore? Non smettere mai di pregare’. Credo che sia proprio questa l’essenza della missione della nostra Famiglia Paolina: non smettere mai di pregare e seminare segni di bene e speranza”.

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