Diocesi: mons. Satriano (Bari-Bitonto), “domandiamoci quante solitudini attraversano le nostre città senza trovare un abbraccio capace di restituire speranza”

“La morte di Marius ci interroga. Non basta commuoverci davanti a una vita spezzata. Occorre domandarci quante solitudini attraversano le nostre città senza trovare un abbraccio capace di restituire speranza. Una comunità si misura dalla cura che sa offrire ai più fragili, a coloro che non fanno notizia, a chi non ha voce per chiedere aiuto”. Lo ha affermato mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, commentando la morte di Marius, senza fissa dimora e senza famiglia, avvenuta nei giorni scorsi. Questa mattina è stato celebrato il rito funebre presso la cappella del cimitero di Bari.
“Ci sono morti che rischiano di scivolare via nel silenzio. Non perché valgano meno, ma perché portano via uomini e donne che la vita aveva già reso invisibili”, ha osservato il presule, aggiungendo che “Marius, invece, oggi restituisce un nome e un volto a tutti coloro che abitano le periferie dell’esistenza”. “Non sappiamo quali sogni abbia custodito da ragazzo, quali ferite abbiano segnato il suo cammino, quante volte abbia sperato di ricominciare”, ha continuato l’arcivescovo, sottolineando che “sappiamo, però, che nessuno può essere identificato soltanto con la sua ultima dimora, un marciapiede, o con le sue fragilità. Ogni persona rimane infinitamente più grande delle proprie cadute, perché porta impressa l’immagine di Dio”. Per mons. Satriano, “colpisce il gesto della città che oggi si raccoglie attorno a lui. Se è vero che nessun familiare ha potuto accompagnarlo, è altrettanto vero che una comunità ha scelto di non lasciarlo solo. Questo ci ricorda che la fraternità non nasce dal sangue, ma dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello affidato alla nostra responsabilità”. “A te, Marius, diciamo semplicemente grazie. Anche senza volerlo, hai consegnato alla nostra coscienza una domanda che non possiamo più eludere: quale posto riserviamo agli ultimi?”, ha rilevato l’arcivescovo. “Il Signore Gesù, che non aveva dove posare il capo e che si è identificato con i piccoli e i poveri, venga ora incontro a te, ti prenda per mano e ti conduca nella casa del Padre, dove non si soffre, né il freddo né il caldo, né la paura né la solitudine, ma si gode soltanto della tenerezza dell’Amore che non abbandona nessuno. Riposa in pace, fratello Marius. La terra ti è stata spesso stretta; il cielo, oggi, ti sia finalmente casa”.

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