Homeschooling: l’inchiesta di “Jesus” tra tradizionalismo cattolico e sfiducia nella scuola pubblica

(Foto SIR)

Nell’inchiesta di copertina di luglio-agosto, il mensile Jesus, del Gruppo editoriale San Paolo, racconta il crescente numero di famiglie che scelgono di non iscrivere i figli a scuola, rivendicando il primato educativo dei genitori e aderendo a pedagogie alternative segnate da identitarismo cattolico e sfiducia nelle istituzioni. Tra le testimonianze raccolte, quella di Monica Gibertoni Negrini, madre homeschooler di quattro figli, appartenente alla Fraternità San Pio X: “In questa società laicizzata e lontanissima dai valori cattolici, non abbiamo trovato una scuola veramente cattolica in cui iscrivere i nostri figli”, spiega a Jesus. Secondo dati del Ministero dell’istruzione, sono circa 16mila i bambini e i ragazzi che in Italia seguono percorsi di educazione parentale, un numero triplicato dal 2020, spesso in una rete di gruppi legati al mondo cattolico tradizionalista, talvolta lefebvriano. “Il fondamento prossimo della scuola è la responsabilità dei genitori”, spiega Stefano Fontana, dell’Osservatorio Card. Van Thuân. Non mancano le voci critiche: “Ci sono mamme che mi hanno chiamata raccontando che nelle scuole cattoliche circola materiale che considerano problematico”, osserva l’autrice Giorgia Petrini. La Chiesa italiana guarda al fenomeno con attenzione, riconoscendo le motivazioni ma richiamando la dimensione comunitaria della fede: “La fede cristiana è per sua natura ecclesiale – avverte don Roberto Corapi – cresce nel confronto, nella diversità, nell’incontro con l’altro”.

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