“Non siamo contrari alla legge sulla rappresentanza degli interessi ma c’è un rischio che va assolutamente evitato: le nuove regole non devono trasformarsi in un ulteriore appesantimento burocratico per gli Enti del Terzo settore. Gli Ets sono già sottoposti a un sistema rigoroso di controlli, obblighi di pubblicità e trasparenza: per questo chiediamo che vengano esclusi dall’ambito di applicazione delle norme sul lobbying”. A dirlo è Elena Pampana, presidente di Acli Toscana, intervenendo sul disegno di legge sulla rappresentanza degli interessi, approvato dalla Camera dei deputati e ora all’esame del Senato. Le Acli della Toscana condividono l’obiettivo del disegno di legge, cioè garantire maggiore trasparenza nei rapporti tra istituzioni e portatori di interessi, “ma non riconoscere la specificità del Terzo Settore sarebbe un grave errore”. “Associazioni ed enti – sottolinea Pampana – non possono essere assimilati ai soggetti che svolgono attività di lobbying in senso tradizionale. Il Codice del Terzo settore e la Corte Costituzionale riconoscono loro la natura di soggetti che concorrono insieme ai soggetti pubblici alla realizzazione dell’interesse generale e, grazie al loro radicamento territoriale, rappresentano un patrimonio di conoscenze e competenze a disposizione delle comunità e delle amministrazioni pubbliche”.
“Le realtà del Terzo settore sono già tenute a garantire trasparenza su bilanci, attività svolte, contributi ricevuti e organizzazione interna, attraverso un sistema di regole e controlli molto articolato – ricorda la presidente di Acli Toscana –. Introdurre un nuovo registro, accompagnato da ulteriori obblighi di comunicazione e rendicontazione, rischia di produrre soltanto un aumento della burocrazia, soprattutto per le associazioni più piccole e radicate nei territori. Il rischio concreto è sottrarre tempo e risorse alle attività quotidiane svolte a favore delle persone e delle comunità”. Le Acli della Toscana rivolgono un appello ai parlamentari, in particolare a quelli toscani, perché “si tenga conto della peculiarità del Terzo settore e si escludano gli Ets dalle nuove norme. Nessuno si vuol sottrarre ai doverosi obiettivi di trasparenza, ma va riconosciuto che questi obiettivi sono già previsti e garantiti”.