Un anno di impegno e servizio in Africa, per la salute dei più poveri, di mamme e bambini in particolare; il lavoro e la dedizione di tanti professionisti, sanitari e non, che hanno dato concretezza e umanità ai dati e agli interventi. Il Bilancio sociale 2025 del Cuamm, presentato oggi a Padova, racconta l’ultimo anno di attività dell’ong.
“Studio, orazione (ovvero la preghiera e il cuore) e sapienza”. Sono i tre tre fondamenti su cui si basa l’impegno del Cuamm, come ha spiegato don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm. Mostrando i grafici dell’andamento della mortalità materna in Africa don Carraro ha detto: “In Africa sub-Sahariana troppe donne continuano a morire di parto, ma il trend è in miglioramento. In 20 anni, il tasso di mortalità materna in Africa sub-Sahariana si è ridotta del 41%. Un pochino abbiamo contribuito anche come Cuamm con il grande programma ‘Prima le mamme e i bambini’, che in 15 anni ha garantito quasi 1 milione di parti assisti. È questa l’umanità che vogliamo continuare a custodire, dentro e fuori di noi”.
Alcuni dati: 10 Paesi, 21 ospedali, 1.149 strutture sanitarie supportate, 1 università e 5 scuole per infermieri, 3.111 operatori sul campo di cui 1.023 professionisti qualificati (285 italiani).
In Africa sono stati: 2.938.207 i pazienti assistiti; 1.311.812 le visite effettuate nei bambini sotto i 5 anni; 591.580 le visite prenatali alle donne in gravidanza; 290.761 i parti assistiti effettuati; 15.290 i pazienti in terapia antiretrovirale; 12.136 i trasporti per le emergenze ostetriche e 7.732 i bambini malnutriti trattati. Caposaldo dell’impegno rimane la formazione: sono stati 5.576 gli operatori sanitari formati. E sono state 40 le ricerche scientifiche pubblicate su riviste internazionali. Importante anche l’attivazione in Italia, con tanti eventi e proposte di sensibilizzazione, grazie al coinvolgimento di 5.745 volontari su tutto il territorio nazionale. Un grande impegno, per un investimento totale di 53.574.584,66 euro, con solo il 3,8% di costi di funzionamento.
“Tantissimi sono i programmi e i progetti che il Cuamm realizza in Africa. È un lavoro nascosto, di tanti colleghi che seguono tutto il ciclo del progetto, dalla scrittura, all’implementazione, dal monitoraggio delle attività sul campo, in ciascuno dei 10 Paesi di intervento, fino alla rendicontazione puntuale di quanto realizzato, perché vogliamo che alla base ci sia sempre la trasparenza e la fiducia”, ha affermato Marica Pilon, del Settore Progetti.
Un’attenzione speciale viene data dal Cuamm agli specializzandi che trascorrono 6 mesi di tirocinio in Africa, grazie al progetto Jpo (Junior Project Officer).
“Nel 2025 sono partiti con il Cuamm ben 73 specializzandi da tutta Italia – ha detto Alessandra Gatta, responsabile del progetto Junior Project Officer –. Quella che fanno è un’esperienza di scambio profondo e di conoscenza di realtà completamente diverse. Quando tornano, hanno un bagaglio di competenze complete. Circa l’11% sceglie di ripartire, gli altri rimangono qui in Italia e portano nei nostri ospedali quelle attenzioni e quelle abilità che hanno imparato in Africa”.