“Ancora sangue, strage, ricerche e speranza di non ricevere – sino all’ultimo – la certezza della morte di un figlio, una sorella, un padre”. Così commenta il presidente nazionale dell’Anmil, Amedeo Bozzer, la notizia del bilancio provvisorio della morte di un giovane di 30 anni e di sua madre e di un ferito grave per le esplosioni avvenute questa mattina alla Pirotecnica Mattei di Borgorose, nel Reatino.
Nel 2023, nella stessa azienda, erano morti tre lavoratori a seguito di un’altra esplosione nel laboratorio. A perdere la vita, quel giorno, furono un padre e i suoi due figli: Franco, Anna e Claudio Colle. Tutti di Avezzano e parenti delle vittime di oggi.
“Il teatro della strage è lo stesso del 2023. Per la morte della famiglia Colle il procedimento penale di fronte al Tribunale di Rieti, a carico dei titolari della Pirotecnica Mattei, si concluse con un patteggiamento a quattro anni per ciascuno e il dissequestro della fabbrica dopo due anni di fermo. Un anno dalla riapertura. Una nuova strage”, continua Bozzer, sottolineando come “il settore pirotecnico è da sempre legato ad un elevato indice di rischio. Tra il 2020 e il 2025, circa quattro persone all’anno sono morte nel corso di attività legate a questo tipo d’industria, segnata inoltre da un alto tasso di irregolarità”. “Proprio i titolari della Pirotecnica Mattei sono stati già indagati per caporalato e detenzione illecita di materiale esplosivo. Ci si domanda e ci si domanderà a seguito dei primi accertamenti e delle indagini, che ci auguriamo non risentano di lentezze determinate dal periodo estivo, se i controlli sullo stabilimento siano stati recenti e puntuali, data la riapertura dello stesso nel 2025 a seguito di un incidente mortale plurimo sul lavoro”, osserva il presidente dell’Anmil.
“Lo scorso 8 marzo eravamo alla Camera dei deputati con la madre e le sorelle delle gemelle Aurora e Sara Esposito, morte insieme al diciottenne Samuel Tafciu il 18 novembre del 2024 per l’esplosione di una fabbrica illegale di fuochi d’artificio ad Ercolano”, ricorda Bozzer.
Per la morte dei tre giovani, i datori di lavoro Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo sono stati condannati a 17 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio volontario. “Una sentenza storica per il nostro ordinamento in materia di morti sul luogo di lavoro, dato il riconoscimento dell’aggravante dell’omicidio volontario. Un riconoscimento che ci auguriamo dimostri tutto il suo valore di precedente giudiziario per alzare le pene verso chi continua a mettere a rischio la vita dei lavoratori del nostro Paese”, conclude il presidente dell’Anmil.