Sindaci dal Papa: card. Menichelli, il primo cittadino è “amministratore paziente e tenace del bene comune”

“Ho sempre considerato la figura del sindaco come un presidio stabile di democrazia anche quando le varie istituzioni possono patire sfilacciamenti di identità. Il sindaco è sempre l’anello più visibile e più forte capace di costruire una relazione utile e consapevole con la porzione di popolo che il voto democratico gli ha assegnato”. Lo ha affermato questa mattina il card. Edoardo Menichelli, rivolgendosi ai sindaci che hanno partecipato all’udienza con Papa Francesco.
“La vostra – ha evidenziato il porporato – è una figura di relazione particolare, che mi piace descrivere come ‘paternità dilatata’, capace sempre, nei piccoli come nei grandi comuni, di essere una sorta di riferimento ‘salvifico’: al padre si ricorre sempre con fiducia”. Tre le indicazioni offerte alla riflessione. Innanzitutto “il sindaco è custode di una porzione di umanità, che vive la sua storia antica e presente e che attende quelle risposte che la rendono migliore e la responsabilizzano”. “Il grande compito – ha osservato – è quello di coniugare storia antica e storia presente per salvaguardare l’identità locale e aprirla al cammino al quale sempre la storia è chiamata e del quale ogni comunità è responsabile. Tutto questo si può concretizzare con ‘la coltivazione culturale’”. Per “coltivare la cultura”, Menichelli ha suggerito di “custodire il passato e la sua memoria” e “renderlo fruibile senza gelosie e privatismi orientando le nuove generazioni ad abbeverarsi a quella fonte antica e sempre nuova”. Dal cardinale anche l’esortazione a “coltivare la cultura dell’anima”, “ossia – ha spiegato – dare ossigeno e perennità alle cose. Papa Francesco, in un suo recente discorso nel viaggio in Grecia, ha messo in guardia dalla ‘anestesia del consumismo’ che sicuramente non è utile per una cultura viva”.

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