Adolescenti italiani dal Papa: don Falabretti (Cei), “incoraggiare e dare segni di speranza a chi si spende per la crescita dei ragazzi”

“Mentre l’attraversamento di questo tempo continua a metterci alla prova, non vogliamo far cadere il senso di responsabilità rispetto alle attività educative che da sempre connotano la pastorale ordinaria delle nostre diocesi. Con il pellegrinaggio degli adolescenti a Roma e il loro incontro con il Papa, desideriamo incoraggiare e dare segni di speranza a chi si spende per la crescita dei ragazzi e a chi guarda alla comunità cristiana come custode di un futuro di vita che nasce dalla fede in Gesù risorto”. Così don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg), presenta il pellegrinaggio nazionale degli adolescenti in Vaticano da Papa Francesco, il 18 aprile prossimo. “Faremo il possibile – dive il sacerdote – affinché si parlino e tutti insieme ci lasceremo guidare dall’ascolto e dalla meditazione del capitolo 21 del Vangelo di Giovanni. “In questa avventura c’è davvero un po’ di follia: tremano le gambe al pensiero che l’ultima volta che il Papa è sceso in piazza fu nel famoso marzo del 2020, nella tempesta di paura globale, sotto l’acqua che il cielo di Roma rovesciava sulla città. Ma la speranza – ribadisce don Falabretti – nasce quando ci si affida: perché non rivolgere lo sguardo agli adolescenti che di fronte alla vita sanno soffrire senza smettere di sognare? Fu il Papa a essere lume di speranza nella tempesta e ancora lo sarà con la sua presenza e la sua parola. Ma perché non sorridere pensando che gli adolescenti saranno raggio di luce su quella Piazza e magari anche sulle nostre vite?”. A Roma, dunque, è l’appello del responsabile del Snpg. “Con i gruppi parrocchiali, quelli associativi e dei movimenti, con i gruppi guidati da religiose e religiosi della vita consacrata e di tutte le realtà ecclesiali, accompagnati dai loro vescovi. Non è nemmeno un giorno comodo, visto che si viene dalle celebrazioni pasquali. Ma avrà il sapore della Festa appena celebrata, quella che dà origine alla nostra fede, quella che custodisce la memoria che ancora dovrebbe commuoverci, infondere speranza e ispirare carità. Chiederemo ai ragazzi di rinnovare la propria fede davanti alla tomba dell’Apostolo e noi adulti saremo lì accanto a loro: nel cuore condivideremo con loro le ansie e i dubbi che questo tempo agita dentro tutti. Ma getteremo l’àncora oltre il velo del tempio, per afferrare saldamente la speranza che ci viene offerta. Un po’ di follia…”.

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