Mutilazioni genitali femminili: Unicef, almeno 200 milioni di ragazze e donne in vita oggi hanno subito queste pratiche dannose

Almeno 200 milioni di ragazze e donne in vita oggi hanno subito mutilazioni genitali femminili. A causa della pandemia da Covid-19, ulteriori 2 milioni di ragazze potrebbero essere a rischio entro il 2030. È la denuncia che viene dall’Unicef per la Giornata internazionale di tolleranza zero alle mutilazioni genitali che si celebra domani. La chiusura delle scuole, i lockdown e l’interruzione dei servizi di protezione delle ragazze da questa pratica dannosa si traducono, afferma l’Unicef, in ulteriori 2 milioni di casi che potrebbero verificarsi nei prossimi 10 anni. Questo dato si aggiunge ad una stima pre-Covid, di 68 milioni di ragazze a rischio di mutilazione genitale tra il 2015 e il 2030. Secondo Nankali Maksud, Unicef Senior Advisor per la prevenzione di pratiche dannose, “stiamo perdendo terreno nella lotta per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, con terribili conseguenze per milioni di ragazze dove la pratica è maggiormente diffuse. Quando le ragazze non possono accedere a servizi vitali, scuole e reti di comunità, il loro rischio di subire mutilazioni genitali femminili aumenta, minacciando la loro salute, istruzione e futuro”. Per Maksud, “dobbiamo impegnarci nuovamente a un’azione mirata e ben finanziata per rimetterci in carreggiata e porre fine a questa pratica ovunque”. Ci sono Paesi, infatti, come Gibuti, Guinea, Mali e Somalia dove le mutilazioni genitali femminili colpiscono circa il 90% delle ragazze. Tuttavia “il progresso è possibile. Negli ultimi due decenni, la percentuale di ragazze e donne nei paesi ad alta incidenza che si oppongono a questa pratica è raddoppiata”. Per tali motivi Unicef chiede di “garantire l’accesso delle ragazze all’istruzione, all’assistenza sanitaria e all’occupazione” così da “permettere alle ragazze di contribuire a un equo sviluppo sociale ed economico”.

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