Perù: appello dei leader religiosi per la pace sociale, “non possiamo discriminarci a vicenda, ma unirci. Riforme politiche non possono essere rimandate”

“Crediamo che dobbiamo ascoltarci e ascoltare il grido dei nostri fratelli e sorelle che reclamano i loro diritti, un compito che spetta soprattutto allo Stato. Non possiamo polarizzarci o discriminarci a vicenda; al contrario, dobbiamo unirci per il bene comune, perché dobbiamo essere tutti costruttori di un Perù dignitoso, fraterno e pacifico”. È l’appello rivolto in un messaggio condiviso oggi dai leader e rappresentanti delle diverse religioni presenti in Perù, in seguito alla crisi istituzionale, con il fallito golpe dell’ex presidente Pedro Castillo, e le successive proteste che si sono scatenate in tutto il Paese, e che hanno causato 26 morti. Il testo è firmato dal presidente della Conferenza episcopale peruviana, mons. Miguel Cabrejos, dalla presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose (Confer), suor María Inés Menocal Lepe, dalla segretaria esecutiva del Consiglio interreligioso del Perù, Laura Vargas Valcárcel, dai rappresentanti di evengelici, luterani, metodisti, presbiteriani, avventisti del settimo giorno, greco-ortodossi; ancora, da rappresentanti dell’ebraismo, islam, buddismo, induismo; dai presidenti di alcune associazioni per il dialogo interreligioso presenti in Perù.
Si legge nel testo: “Unite dall’amore per il Perù, noi chiese e comunità di fede ci siamo riunite per condividere con voi il bisogno di sentirci fratelli e amici in questi tempi di grave difficoltà. Crediamo che la spiritualità sia un elemento centrale e fondamentale nella vita di tutti gli esseri umani. Riconosciamo la dura crisi sociale e politica, che non è di oggi, ma ha radici profonde in una storia di iniquità e disuguaglianze; oltre al difficile momento che il Paese sta attraversando, ancora alle prese con la crisi sanitaria della pandemia Covid-19, che ha mietuto tante vite di uomini e donne peruviani. Partecipiamo con profondo dolore alle vite perse nelle recenti manifestazioni e chiediamo un’indagine trasparente sui gravi fatti che minacciano la pace sociale”.
Scrivono i leader religiosi: “Il momento attuale richiede alle nostre autorità politiche e civili la capacità di distacco per cercare, attraverso un dialogo franco e sincero, soluzioni veramente democratiche. Nella crisi attuale, qualsiasi soluzione richiede l’applicazione congiunta di approcci spirituali, morali ed etici. La grave situazione richiede una visione che non si riduca all’immediato, ma si estenda a politiche di lungo e medio termine, in cui l’istruzione e il lavoro siano l’elemento centrale, per il bene di tutti i peruviani. Ma a breve termine abbiamo anche bisogno di riforme politiche che non possono essere rimandate. Non vogliamo un Paese atomizzato, polarizzato o violento. I milioni di peruviani vogliono e confidano nella giustizia, nell’unità e nella pace, perché ‘una casa divisa non può prosperare, produce la propria distruzione’. La storia ci sfida a creare spazi di dialogo sincero e vincolante, percorsi di speranza per le nuove generazioni, lontani dall’odio”.
Quindi, l’appello finale: “Dobbiamo riconciliarci per capirci e camminare insieme, tutti: civili e militari, uomini e donne di campagna e di città”. E, per questo, “Chiediamo pace, tranquillità, unità e riconciliazione sulla base di un ampio processo di ascolto e dialogo nazionale”.

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