Editoria: “Donne Chiesa Mondo”, nel numero di novembre “le ribelli della povertà”

“Le ribelli della povertà”. Questo il titolo del numero di novembre di Donne Chiesa Mondo, il mensile femminile de L’Osservatore Romano, diretto da Rita Pinci. “La povertà? È parola complessa – afferma nell’articolo di apertura suor Alessandra Smerilli, economista e segretario del Dicastero per lo sviluppo umano integrale –. E lo è ancora di più se la si affronta dal punto di vista delle donne”.
Chi sono “le povere”? Sono quelle da “commiserare come tutti coloro (maschi e femmine) che non possiedono nulla e sono costretti ad una vita difficile e spesso dolorosa? O c’è anche una povertà che nasce dall’idea di una felicità diversa, recidendo, sì, i legami con il consumo e con il mercato, ma rivendicando nel contempo libertà di scelta, parità e uguaglianza? Sì, c’è una povertà come metodo, come profezia, anche come ribellione e trasgressione. La povertà che libera, per dirla con Papa Francesco. La povertà che rende ricchi”, l’interrogativo posto dall’editoriale.
Povertà come benedizione per santa Chiara, che per sé e per le consorelle chiese questo “privilegio”, come racconta lo storico Giuseppe Perta. Suor Veronica Maria, già ballerina professionale contesa da compagnie europee, che ha fatto studi di legge brillantissimi, difende oggi la scelta della povertà come “trasgressione” nell’intervista a Gloria Satta. Per suor Françoise Petit, superiora generale delle Figlie della Carità, il voto di povertà non è obbedienza a una regola ma “una condotta scelta liberamente”.
E poi le “povere” nella Chiesa e della Chiesa. Ecco le voci di teologhe, docenti, fedeli, sacerdoti, vescovi, raccolte da Lucia Capuzzi e Vittoria Prisciandaro: donne che proprio nella Chiesa vengono marginalizzate, umiliate, alle quali non si riconosce ruolo nonostante la loro fatica, cultura e intelligenza. “Povere sono le donne (quasi tutte) che, al posto giusto, un posto di corresponsabilità visibile al mondo e ai fedeli tutti, potrebbero riempire le chiese di speranza e cambiare il mondo secondo il progetto del regno e non possono farlo”, dice Maria Pia Veladiano.

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