Bielorussia: il premio Nobel per la pace Baliatski, che negli anni ’90 lavorò alacremente per la rinascita della Chiesa cattolica nel Paese

(Foto ANSA/SIR)

Ales Bialiatski, premio Nobel per la pace 2022, è molto noto per i suoi 26 anni di lotta per i diritti umani in Bielorussia, ma negli anni 1990 è stato anche estremamente attivo nel lavoro per la rinascita della Chiesa cattolica nel Paese dopo decenni di oppressione sovietica. Di lui traccia un profilo Arciom Tkacuk, attivista cattolico bielorusso, che racconta come Bialiatski abbia collaborato all’inizio degli anni ’90 alla fondazione delle testate cattoliche Chryścianskaja Dumka (Pensiero cristiano) e Viera (Fede), abbia lavorato alla traduzione e pubblicazione di libri religiosi e liturgici, abbia collaborato alla fondazione dell’Assemblea cattolica bielorussa. Questa associazione nata nel giugno 1990, riuniva intellettuali e attivisti cattolici di tutto il Paese. Tkacuk scrive che “Bialiatski era uno dei membri più attivi di questa organizzazione” che ha lavorato, tra le altre cose, per la restituzione delle chiese ai fedeli, la creazione di scuole cattoliche, l’uso del bielorusso nelle chiese. Apparteneva alla parrocchia della Santa Trinità a Minsk, l’unica in cui all’epoca si celebrasse la messa in bielorusso. Aiutò sacerdoti e religiose polacche che in quegli anni arrivavano per ravvivare la Chiesa cattolica a imparare la lingua. Uno degli studenti dell’epoca, il cappuccino Grzegorz Juźwiak, di lui ha detto: “A volte mi è sembrato che un’energia soprannaturale emanasse da lui, attirasse le persone a lui. Grazie ad Ales, mi sono innamorato della Bielorussia come mia seconda patria”.

Nel 1996, con l’inizio del regime di Lukashenko e della repressione, nacque il centro per i diritti umani Viasna e Bialiatski si concentrò su quell’attività. Nel 2011 l’attivista fu condannato a 4 anni e mezzo di prigione per evasione fiscale, ricorda Tkacuk, ma le ragioni erano politiche. L’allora nunzio Claudio Gugerotti lo andò a trovare in prigione “per volere di Papa Benedetto XVI”. Nel libro “Diari della prigione”, Bialiatski ha descritto l’incontro: “Gugerotti disse: ‘Sarò con il Papa ad ottobre. Cosa devo dirgli?’. Gli dica che questo è il più grande evento della mia vita: l’attenzione e la sollecitudine del Papa per noi. Speriamo che la sua intercessione per i prigionieri politici in Bielorussia porti frutti”. Conclude Tkacuk: “Bialiatski una volta disse che essere credente per lui significava avere grande pazienza e comprensione dell’alterità in ogni sua manifestazione. In effetti, 26 anni di lavoro per i diritti umani in difficili circostanze bielorusse e gli anni di reclusione non hanno impedito ad Ales di aiutare le persone a difendere i propri diritti”.

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