Funerali giovani morti in incidente nel piacentino: mons. Cevolotto (vescovo), “la partita della vita è un gioco di squadra, nel bene e nel male”

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”. Rispondendo a questa domanda, mons. Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza-Bobbio, ieri, ai funerali dei quattro giovani morti nell’incidente avvenuto nella notte tra il 10 e l’11 gennaio in località Malpaga nel piacentino, ha osservato: “È vero, e come è vero, che l’esperienza che stiamo patendo è la separazione, lo strappo. In questo momento penso in particolare a voi mamme e papà, a voi fratelli e sorelle. Vorremmo aggrapparci ad ogni cosa per non lasciarci scippare la loro presenza. Ma da noi non riusciamo ad evitare la conseguenza prima della morte che è il distacco”. Il presule ha aggiunto: “San Paolo ricorda che c’è solo un amore che è più forte di ogni avversità e addirittura della morte. È l’amore di Cristo. Questo Amore tiene uniti noi a Lui e, in Lui, ci tiene uniti, tra di noi. Il ricordo è ciò che promettiamo e che speriamo riesca a mantenerci uniti ai nostri cari, perché è tutto ciò che possiamo garantire. Ma il ricordo non tiene in vita. Tiene viva la memoria. È l’amore di Cristo più forte dell’oblio del tempo e della morte che ci separa”. Di qui, “è una parola di speranza quella che risuona tra noi oggi: niente ci può separare dal suo amore (nessuna tribolazione, nessun pericolo… come nessun nostro allontanarci da Lui o il mollare la presa della sua mano). La presa la tiene forte Lui e non permette che nulla ci strappi dalla sua mano”.
Rivolgendosi ad amici e coetanei dei ragazzi morti, mons. Cevolotto ha detto: “Non riusciamo né (forse) riusciremo mai a spiegarci questa morte. Però una cosa possiamo e dobbiamo considerare: la nostra vita, così preziosa e ricca, è estremamente fragile. È un cristallo. Non è dei giovani, certamente, la prudenza e il ponderare tutte le cose, ma dobbiamo/dovete vigilare per non cadere nella logica del videogioco: che ci fa pensare che abbiamo a disposizione un’infinità di vite. Che sia possibile resettare la partita, per ricominciarne una da capo. Le nostre scelte, i comportamenti che mettiamo in atto sono splendidamente e drammaticamente realistici. Costruiscono o distruggono il presente e il futuro. Una, una sola è la vita, da vivere intensamente, e tuttavia da custodire perché vulnerabile. Allora mi piace immaginare Elisa, Costantino, Domenico e William ora come vostri amici-custodi che insieme ad alimentare i sogni e le speranze indispensabili per vivere, vi richiamano, quando fosse necessario, alla misura del limite. Alla misura della vita”.
Il vescovo ha concluso: “La partita della vita è un gioco di squadra, perché è sotto i nostri occhi, nel bene e nel male, nei sogni coltivati e nel loro infrangersi, che siamo uniti. Che ci dobbiamo custodire l’un l’altro. Con responsabilità. Che questa sia la nostra e la vostra forza sulle strade della vita. E in questa partita Gesù partecipa, non da spettatore, ma come il primo a mettersi in gioco. Perché tutti abbiano la vita. In abbondanza”.

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