Perù: mons. Castillo (Lima) dopo il massacro nella “valle della droga” e la contrapposizione nel Paese, “viviamo da fratelli, Chiesa chiamata ad educare all’amore”

(Foto: Ufficio stampa arcidiocesi di Lima)

“Dio benedica tutti i peruviani affinché insieme possiamo superare momenti tristi come la tragedia che abbiamo vissuto pochi giorni fa. L’intero sistema di vita deve essere riformato in modo che viviamo da fratelli. E quale modo migliore per celebrare il nostro bicentenario se non in fratellanza, nel il Paese che il Papa, citando le parole di José María Arguedas, ha definito ‘il Paese di tutte le stirpi’?”. Così si è espresso ieri, durante l’omelia per la solennità della Santissima Trinità, l’arcivescovo di Lima e primate di Colombia, mons. Carlos Castillo, in riferimento all’uccisione avvenuta qualche giorno fa di 16 persone, da parte del narcoterrorismo che ha ereditato la sigla di Sendero Luminoso, nell’interno del Paese. Un fatto che si incrocia con una campagna elettorale durissima, che si combatte tra la sinistra di Pedro Castillo e la destra di Keiko Fujimori, in vista del ballottaggio di domenica prossima.
Mons. Castillo ha celebrato e pregato di fronte alle foto e ai nomi delle persone uccise nel massacro. “Insieme a tutto il Paese – ha affermato l’arcivescovo – abbiamo voluto celebrare oggi questa santa messa per le vittime di Vizcatán perché sono nostri fratelli, sono peruviani come noi che sono stati considerati da quel gruppo di terroristi del narcotraffico come se fossero ‘cose’, come se le loro vite potessero essere bruciate, anche quella dei bambini. Queste crudeltà esistono anche nel nostro Paese, e il Signore, che ci assiste con la sua paternità e ci fa figli, ci chiama a considerarli sempre fratelli, anche se vivono nelle terre più remote e nelle situazioni più aspre e difficili”.
Riferendosi, in modo più ampio alla situazione del Paese all’attuale polarizzazione, mons. Castillo ha lanciato un forte appello a mettere da parte le differenze e i pregiudizi: “Ci potranno essere persone di qualunque ideologia o di partiti diversi, ma non possiamo distruggere la fratellanza, perché siamo tutti peruviani e fratelli, dobbiamo cercare di vedere il meglio nell’altro”. Perciò, la Chiesa “è chiamata ad educare all’amore, senza imporsi né accentuare le contraddizioni, aiutandoci a elevarci dalla situazione in cui siamo”.

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