Coronavirus Covid-19: Fnomceo, “sperimentazioni farmaci in Israele incoraggianti ma ricerche devono essere approfondite”

“Dire che in Israele Covid-19 sia stato sconfitto non è esatto”. Lo afferma la Fnomceo nella sezione del sito “Dottoremaeveroche” dedicato all’informazione sulla salute, con riferimento alla notizia circolata su alcuni media italiani e internazionali secondo la quale due farmaci frutto della ricerca israeliana sarebbero risultati efficaci nel trattamento di infezioni gravi da Sars-CoV-2, alimentando le speranze in una cura definitiva.
All’Hichilov Medical Center di Tel Aviv si è concluso con “risultati eccellenti” lo studio clinico di fase I su Exo-Cd 24, il farmaco messo a punto per bloccare la tempesta infiammatoria che si ritiene responsabile della maggior parte delle pericolose complicanze di Sars-CoV-2. Dei 30 pazienti ospedalizzati trattati con il nuovo farmaco, 29 sono stati dimessi nell’arco di cinque giorni (la degenza di un paziente è stata più lunga, ma l’esito è comunque stato positivo). “Occorre precisare – si legge nella scheda Fnomceo – che gli studi di fase I non valutano l’efficacia, ma dovrebbero limitarsi a verificare tollerabilità e sicurezza”. La sperimentazione su Allocetra, l’altro farmaco considerato molto promettente, era in uno stadio più avanzato (fase II) ed è stata portata avanti, anche in questo caso, su pazienti Covid-19 in condizioni critiche. Come si legge in un comunicato stampa di Enlivex, l’azienda produttrice del farmaco, “l’89% dei pazienti coinvolti nei trial clinici di fase II (14 pazienti su 16) ha lasciato l’ospedale dopo una media di cinque giorni dall’inizio del trattamento”.
Secondo la Fnomceo, “i tempi sono ancora prematuri per concludere che finalmente abbiamo una cura contro l’infezione”. Anche se le sperimentazioni israeliane si sono concluse con successo, “entrambi i farmaci sono stati valutati su un numero molto piccolo di pazienti e attraverso studi clinici di tipo open label”. Come ha evidenziato su Science Media Centre Stephan Evans, professore di farmacoepidemiologia alla London School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra, “le conclusioni di questi studi preliminari andrebbero valutate con cautela e sarebbe opportuno aspettare l’esito di studi clinici randomizzati, in cui il nuovo farmaco (Evans si riferiva nello specifico ad Allocetra) viene confrontato con il placebo o con trattamenti di comprovata efficacia su pazienti in condizioni simili. Per il momento, dunque, i risultati sono incoraggianti, ma le ricerche dovranno necessariamente essere approfondite”.

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