Regno Unito: paziente “R.S.” in coma. I vescovi cattolici, “garantire cibo e acqua è livello elementare di cura”

Con una lettera inviata al ministro britannico della Salute Matt Hancock la Conferenza episcopale inglese è intervenuta sulla vicenda del paziente polacco di mezza età, noto con le iniziali “R.S.”, finito in coma dopo un infarto ai primi di novembre. L’uomo sta morendo dopo che il servizio sanitario del Regno Unito ha deciso di staccargli i supporti vitali. “Assicurare cibo e acqua a pazienti molto malati, anche in via assistita, rappresenta un livello elementare di cura che deve essere garantita appena sia possibile a meno che questi supporti vitali non producano alcun risultato o siano troppo opprimenti per il malato”, scrivono il vescovo responsabile del settore bioetica John Sherrington e il vescovo Mark O’Toole, a guida della diocesi di Plymouth, città dove si trova l’ospedale che ospita l’uomo. Nella lettera, a nome del primate cattolico cardinale Vincent Nichols e del presidente della Conferenza episcopale polacca Stanislaw Gadecki, i vescovi chiedono anche che il paziente possa essere trasferito in Polonia dove alcuni specialisti, consultati dalla madre e dalle sorelle dell’uomo, sono disposti a curarlo convinti che possa recuperare almeno in parte le sue facoltà. I vescovi ricordano che la famiglia di origine di “R.S.”, cattolico praticante, è convinta che non avrebbe voluto morire così e che le autorità polacche sono pronte a trasferire il paziente benché i tribunali britannici hanno vietato di spostarlo decidendo che non possa essere curato.

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