Germania: mons. Hesse (Dbk), “accogliere i profughi presenti sulle isole greche. Passare dalle parole ai fatti”

Il commissario per i rifugiati della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), l’arcivescovo di Amburgo mons. Stefan Hesse, invita i Paesi dell’Ue ad agire insieme per prevenire una crisi umanitaria alle frontiere esterne. Con la pandemia del Covid-19, “è necessaria un’equa divisione delle responsabilità tra gli Stati d’Europa”, ha detto l’arcivescovo, in una odierna dichiarazione per la Dbk. “La Germania e l’Europa hanno il dovere di fare tutto ciò che è in loro potere per porre fine alle condizioni disastrose di Lesbo”. Per Hesse bisogna ricordare che “è importante per molte persone nel nostro Paese che bambini, famiglie e rifugiati particolarmente vulnerabili possano lasciare i centri di accoglienza greci sovraffollati il più rapidamente possibile” e questo è un “forte segno di solidarietà con i rifugiati”. Un mese fa, diversi Paesi dell’Unione, tra cui la Germania, avevano accettato di accogliere in totale 1.600 bambini e adolescenti non accompagnati o malati presenti nei campi delle isole greche: “È tempo che le parole siano finalmente seguite dai fatti”, ha ribadito Hesse, che ha evidenziato come la Germania non dovrebbe aver paura di proseguire con l’attuazione di questo progetto concordato, invece di aspettare che altri Paesi si muovano.
Secondo il prelato il fatto che il ministero degli Interni federale voglia consentire a 50 bambini e adolescenti di entrare nel Paese la prossima settimana è da considerare un importante primo passo. Le istituzioni ecclesiastiche sono pronte a dare il loro contributo “per superare i bisogni umanitari alle frontiere esterne dell’Ue”, ha detto Hesse, ma è necessario “superare i blocchi politici e – nonostante le restrizioni legate all’epidemia – trovare una soluzione rapida”.

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