Coronavirus Covid-19: don Colmegna (Casa della carità), “tamponi nei centri di accoglienza e maggiori spazi per i contagiati per non vanificare gli sforzi fatti finora”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

(Milano) La Fondazione Casa della carità di Milano lancia un appello a Regione Lombardia e Comune di Milano, “affinché gli ospiti dei centri di accoglienza e gli operatori sociali che lavorano a stretto contatto con loro siano sottoposti a tampone”. Allo stesso tempo, chiede di individuare “spazi di accoglienza aggiuntivi per affrontare l’emergenza Covid-19 al meglio, garantendo la salute di tutti”. Don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità, afferma: “Servono interventi urgenti e collaborazione tra enti pubblici e realtà che operano nel sociale, altrimenti le strutture come la nostra rischiano di diventare dei nuovi focolai, come drammaticamente avvenuto nelle Rsa. Penso a tutti i luoghi che accolgono minori, anziani, senza dimora, rifugiati, persone con disabilità, con problemi di salute mentale o con dipendenze e a quei luoghi dove vivono cittadini privati della libertà personale”. Fin dall’inizio dell’emergenza la Casa della carità – spiega oggi una nota – ha messo in campo “uno sforzo organizzativo, umano ed economico importante. Ha compartimentato gli spazi e ripensato la struttura, ha riorganizzato i turni degli operatori per minimizzare i contatti e lavorato con gli ospiti affinché capissero l’importanza di restare a casa e di mantenere le distanze”. Negli scorsi giorni, però, sono stati registrati due casi di contagio.
“Siamo preoccupati che i nostri sforzi vengano vanificati e che, con il prolungarsi dell’isolamento, le forze si logorino. Per questo, chiediamo che gli ospiti dei centri come il nostro e gli operatori sociali che lavorano a stretto contatto con loro siano sottoposti a tampone e che vengano trovati nuovi spazi per l’ospitalità di persone fragili, per alleggerire le strutture d’accoglienza”. Questo “consentirebbe di riorganizzare nuovamente le strutture, rispondendo al meglio alle esigenze di cura chi è stato eventualmente contagiato e delle persone che sono entrate in contatto con loro, oltre che per salvaguardare la salute di tutti gli altri ospiti e degli operatori. Non vogliamo vanificare tutti i grandi sforzi fatti finora”, dice ancora don Colmegna. Attualmente la Fondazione ospita nei suoi progetti di accoglienza nella città di Milano circa 300 persone. Nella sede principale, dove si sono registrati i due contagi, vivono al momento 74 persone e operano, a turno, 28 lavoratori, tra operatori sociali, medici, addetti alla logistica e alle pulizie.

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