Scuola: Consiglio d’Europa, “risposta dell’istruzione alla pandemia Covid-19”. “Lezioni online non sufficienti, inventare nuovi modi di insegnamento”

La “Dichiarazione politica” riguardo la “risposta dell’istruzione alla pandemia Covid 19”, approvata oggi dai ministri dell’istruzione degli Stati che hanno aderito alla Convenzione culturale europea, elenca una serie di questioni cruciali, a partire dall’“inventare nuovi modi di apprendimento e insegnamento”, con una attenzione particolare agli studenti con bisogni particolari, avendo cura che l’esperienza della risposta immediata non ingeneri adattamenti permanenti che siano “un mero duplicato di misure di emergenza”. E si dice anche che “sostituire in modo massiccio l’insegnamento in presenza con forme on line non può essere una risposta adeguata alla crisi Covid nel lungo periodo”. Così come, se la scuola on line deve diventare un tratto dell’insegnamento inclusivo e di qualità, occorrerà “equipaggiare” di strumenti e competenze adeguati studenti, insegnanti, famiglie. “Innovazioni pedagogiche” e “lotta contro qualsiasi frode” sono altri due elementi da considerare. Anche su questo punto la dichiarazione politica affida alcuni compiti al Consiglio d’Europa. Un altro elemento toccato dal documento è la “valutazione e il riconoscimento delle qualifiche”. “La pandemia ha dimostrato la necessità per i nostri sistemi e istituzioni educative di fare affidamento su diversi metodi di valutazione e di essere flessibili nel loro utilizzo”. Di qui la richiesta, ad esempio che si elaborino linee direttrici anche per metodi di valutazione più vari o che “le valutazioni siano valide non solo nei Paesi in cui sono raggiunte, ma anche al di là delle frontiere”.
L’ultimo punto della Dichiarazione verte sul “garantire il diritto all’istruzione degli alunni più vulnerabili”. Il riferimento è a quanto la pandemia ha mostrato, e cioè che se non si compiono sforzi aggiuntivi, in tempi critici l’uguaglianza educativa si sbriciola. “I poteri pubblici hanno la responsabilità di assicurare una istruzione di qualità” anche a coloro che per qualche ragione, faticano a seguire i “programmi generali”. Ragazzi con difficoltà di apprendimento o cognitive, ragazzi di famiglie povere, di gruppi minoritari, isolati, vittime di molestie, tutti questi devono essere al centro dell’attenzione, perché la scuola possa dirsi “di qualità”. Inclusività è la parola chiave, per gli Stati membri e per il lavoro che il Consiglio è incoraggiato a compiere in questa direzione.

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