Sport e disabilità: le testimonianze di due giovani atleti non vedenti in Senato

Paolo Dong Dong Camanni, atleta non vedente di judo ha raccontato come “lo sport permette di avere la consapevolezza dei propri limiti e di tentare di superarli”. “Lo sport disinibisce e consente l’inclusione alle persone con disabilità più di ogni altra cosa. Ho avuto la fortuna di iniziare da bambino, a soli 4 anni, praticando il nuoto fino al 2013. Poi ho scelto il judo, una disciplina che garantisce un confronto continuo con gli altri. Il Judo è un’occasione per mettersi continuamente in gioco. Sono affascinato dalla mentalità e dalla bellezza della tecnica di questo sport”. E Alice, anche lei atleta judo, ha aggiunto che “mettersi in gioco è la cosa più bella, il piacere di ottenere buoni risultati durante una gara dà emozioni straordinarie”. Le testimonianze di due giovani atleti non vedenti sono entrate in Senato, nella Sala “Caduti di Nassyria”, grazie alla conferenza della Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi – FISPIC, dal titolo “L’importanza dello sport per persone ipovedenti e cieche”. Un’opportunità per ricordare l’importanza dello sport nelle vite di bambini e adulti affetti da gravi problemi alla vista. “Fin da piccoli, infatti, lo sport ci insegna ad affrontare i nostri limiti, a fare squadra, ad imparare dalle sconfitte e a condividere la gioia delle vittorie. Lo sport è una parte fondamentale della crescita e della vita, nel percorso di salute e nel conquistare nuovi ambiti di libertà e sicurezza personale”. Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico ha ricordato che “negli ultimi anni, specie dopo il periodo pandemico, è emerso in modo evidente il fondamentale ruolo che lo sport ricopre all’interno della nostra società”. “Si sta comprendendo sempre più che lo sport non è solo uno straordinario strumento di benessere e di promozione di un corretto stile di vita ma rappresenta allo stesso tempo un prezioso mezzo per favorire l’inclusione e l’integrazione, un pezzo di welfare pubblico dal quale non si può più prescindere. E ciò è ancora più vero per le persone con disabilità”.

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