Giornalismo: card. Parolin, “non aver paura di andare controcorrente e diffidare delle colonizzazioni ideologiche”

“L’essere proprio del giornalista o del comunicatore cattolico non deve essergli conferito dall’esterno, ma dall’interno dalla sua intimità con Gesù Cristo”. Ne è convinto il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che nell’omelia della Messa celebrata oggi a Lourdes, in occasione della 36ª Giornata dedicata a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha esortato questi ultimi da “essere testimoni, profeti nel nostro mondo” a partire proprio dalla loro fede: “non si può testimoniare ciò che non si è vissuto”. “In un mondo appiattito dove tutto sembra aver valore, ricordiamoci del valore immenso, inestimabile della fede cattolica, della dottrina e della saggezza cristiana insuperabile che abbiamo il dovere di approfondire, vivere e trasmettere”, l’appello del cardinale. Di qui la necessità di “approfondire la nostra relazione personale con Cristo, ma anche il contenuto della nostra fede, in modo da poterne rendere conto con convinzione ed esattezza. Tutto ciò passa evidentemente da una conoscenza delle Sacre Scritture, ma anche degli insegnamenti del magistero e della tradizione della Chiesa”. “E’ essenziale annunciare il Vangelo in tutta la sua autenticità e integrità, e non un Vangelo fluido e vago, attenuato, adattato allo spirito del mondo e alle nostre opzioni personali, secondo le esigenze della tecnica”, la tesi di Parolin, secondo il quale “il cristiano non deve aver paura di annunciare tutta la verità di Cristo nella specificità delle sue esigenze, poiché siamo certi dell’azione dello Spirito Santo che prepara il mondo ad intenderlo ed accoglierlo”. “Prendere la parola nel mondo di oggi non è sempre facile e richiede coraggio”, ha ammesso il cardinale, esortando tuttavia, sulla scorta del Papa, a “non aver paura di andare controcorrente, a non affondare nel pensiero comune e a diffidare delle colonizzazioni ideologiche”. “Autenticità”: è questa, per Parolin, la parola-chiave “per farsi intendere nel mondo presente: tutta la nostra vita deve essere autentica, non soltanto le nostre parole, ma il nostro modo di essere, le nostre azioni”.

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