Ucraina: mons. Tisi (Trento), “diciamo di esportare democrazia ma offriamo fucili e bombe, non pane e sviluppo”

“Ancora una volta a pagare sono i poveri perché dietro alla minaccia di questa guerra ci sono i grandi interessi internazionali. Non è il popolo ucraino che vuole la guerra ma i giochi di potere dei grandi, in cui noi occidentali siamo coinvolti. Lo dico con forza: il nostro benessere si basa sull’iniquo commercio delle armi che avviene nel silenzio più totale. Parliamo di esportare democrazia, mentre ai popoli offriamo fucili e bombe, ma non pane e sviluppo”. Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, durante la veglia di preghiera che si è svolta nella cattedrale di Trento alla presenza di don Augustin Babiak, “parroco” della comunità greco-cattolica del Trentino, e con i canti della tradizione orientale eseguiti da donne ucraine.
“L’origine della guerra è nel cuore di ognuno quando gettiamo discredito sul fratello, attivando percorsi di invidia, gelosia, sopraffazione, competizione, concorrenza. Così nascono le guerre e a pagare sono i più poveri, i più indifesi”, ha ammonito l’arcivescovo. “Chiediamo che gli uomini incontrino Cristo, nostra pace. Solo il Signore ci può portare la pace: non semplicemente assenza di conflitto, ma sentire che il fratello che ho davanti non è mio ostacolo ma la mia vita”, ha proseguito mons. Tisi. Che poi ha voluto rivolgersi con gratitudine alle “sorelle ucraine”: “Probabilmente quando siete arrivate in mezzo a noi avete conosciuto anche l’inverno di tanti volti chiusi che non vi hanno fatto spazio. In questo momento di prova, al popolo trentino rilancio il vostro volto perché correggano quelle freddezze antiche e rendano grazie per la vostra preziosa presenza”.

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