Beni culturali ecclesiastici: card. Ravasi, “è sempre legittimo desacralizzare, ma non è mai lecito dissacrare”

“Un esempio molto significativo di collaborazione interdicasteriale”. Così il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha definito il Convegno Internazionale “Carisma e creatività. Catalogazione, gestione e progetti innovativi per il patrimonio culturale delle comunità di vita consacrata” (4-5 maggio 2022), promosso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e dal Pontificio Consiglio della Cultura, presentato oggi in sala stampa vaticana. “In Europa, a fronte di un patrimonio culturale vastissimo, composto di beni immobili e mobili, archivi e biblioteche, che richiede attenzione crescente sia in termini di tutela che valorizzazione, la popolazione dei consacrati negli ultimi 30 anni registra una flessione di oltre il 57% nella sua componente femminile e del 44% in quella maschile”, i dati citati dal cardinale: “Di fronte ad un simile calo, è evidente che, rispetto ai beni culturali, occorre attivare con urgenza maggiori strumenti di osservazione e tutela”, partendo dalla consapevolezza che “i beni culturali possono essere considerati anche una risorsa, un bene testimoniale in cui rintracciare un carisma per annunciarlo nuovamente, per ripensarlo e attualizzarlo”. Tra le tematiche che verranno affrontate nel convegno, Ravasi si è soffermato in particolare sul tema del riuso ecclesiale degli edifici dismessi, un tema particolarmente delicato “perché i comparti dei religiosi sono tradizionalmente ampi e il loro abbandono comporta situazioni di degrado, vere e proprie voragini nel tessuto urbano”. “Nell’uso dei suoi immobili la Chiesa ha una delle proprie più dirette manifestazioni nei contesti locali, ed un uso distorto, speculativo o privatistico costituisce sempre un comprensibile motivo di scandalo delle comunità civili, con affioramenti ricorrenti nei quotidiani di interesse regionale”, ha fatto notare il cardinale, sottolineando che la quarta sezione del convegno “tenta di individuare buone pratiche di riuso rispettose della primitiva destinazione degli immobili, che quindi ne privilegino una nuova finalizzazione sociale, caritativa e culturale. Soprattutto che siano una valida alternativa alla mera applicazione di una logica di mercato speculativa. È sempre legittimo desacralizzare, ma dev’essere fatto secondo una corretta grammatica, mentre non è mai lecito dissacrare”.  Per quanto riguarda il convegno,  “sono giunte ben 82 proposte di intervento e, con l’esclusione dell’Australia, tutti i continenti sono stati rappresentati”, ha reso noto il cardinale: “Comprensibilmente la maggior parte dei papers giunge dai Paesi di più antica evangelizzazione, dunque dal bacino Mediterraneo, dall’Italia e dall’Europa. Trovano tuttavia rappresentazione anche l’Africa, l’America del Nord e Latina, l’Asia”.

 

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