Ucraina: mons. Shevchuk ad ambasciatori Ue, “diverse minacce, no solo militari. No a riconoscimento delle repubbliche del Donbass e Luhansk”

L’Ucraina sta “affrontando diverse minacce, non solo militari. Siamo soprattutto sotto una grande pressione della disinformazione. Siamo anche sotto una minaccia economica. E c’è anche la minaccia politica, considerando che la Duma (il Parlamento Russo) ha raggiunto un accordo sul riconoscimento delle cosiddette repubbliche del Donbass e Luhansk”. Lo ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, agli ambasciatori dell’Unione europea accreditati presso la Santa Sede in un incontro online organizzato dall’Ambasciata dell’Unione europea presso la Santa Sede in collaborazione con l’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede. Nel suo intervento – si legge in una nota diffusa questa mattina dal Segretariato dell’arcivescovo maggiore – Sua Beatitudine Shevchuk ha detto che “l’escalation non coglie di sorpresa la popolazione ucraina”. Da otto anni il popolo “sperimenta una situazione di guerra all’Est del Paese e che negli ultimi sei anni ha dovuto ricevere e integrare nella società circa 2 milioni di sfollati che vengono dall’Ucraina dell’Est e la Crimea”.  L’arcivescovo maggiore ha detto anche che “uno dei frutti di questa disinformazione riguarda il fatto che in Ucraina ci sia un conflitto tra le religioni”, ricordando che, alla luce anche di recenti indagini statistiche, le organizzazioni religiose sono “le istituzioni sociali più credibili della società ucraina”, tanto che la preghiera di tutte le comunità religiose nel giorno dell’unità nazionale è stato un momento “forte e importante per noi”. Molte sono poi le iniziative concrete delle Chiese per la popolazione, con l’obiettivo di essere “il nucleo del consolidamento dell’unità della società ucraina”. La Chiesa greco-cattolica ucraina – ha quindi ribadito l’arcivescovo maggiore – ha deciso di rimanere con il popolo, che è “la più importante missione della nostra Chiesa”. L’arcivescovo ha quindi lanciato un appello alla comunità internazionale chiedendo di non dimenticare l’Ucraina. “L’Ucraina ha bisogno di solidarietà, ogni dono è importante. Noi abbiamo bisogno della solidarietà della comunità internazionale”, ha detto Sua Beatitudine. È stata infine espressa gratitudine al card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, per la telefonata dello scorso 14 febbraio, e per la solidarietà ricevuta dalla Conferenza episcopale polacca, dalla Conferenza episcopale italiana e da altri organismi della Chiesa cattolica in Europa. Per quanto riguarda un eventuale viaggio del Papa in Ucraina, l’arcivescovo maggiore ha detto che sia il presidente che i vescovi cattolici ucraini hanno invitato il Papa, e che persino i protestanti stanno raccogliendo lettere per sollecitare il viaggio, in una “sorta di attitudine di benvenuto verso il Papa da parte di cristiani e non cristiani”.

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