Messa crismale: mons. Piemontese (Terni), “nell’incertezza causata dalla pandemia la fede nel Signore Risorto è nostra forza e speranza”

“Condividiamo l’intima gioia e l’intensa commozione di celebrare la messa del Crisma, nonostante la pandemia. Intendiamo accogliere e diffondere il profumo e la rugiada dello Spirito Santo in un segmento della storia, particolarmente ferito e provato dal dolore, dalla povertà e dalla morte, bisognoso di essere lenito, guarito, santificato dalla preghiera sacerdotale di Cristo con la sua Chiesa. Celebriamo una Pasqua e in particolare la festa sacerdotale, carica di accenti di vari e contrastanti significati: gratitudine e gioia per il dono del sacerdozio, che continua a splendere nella Chiesa, ma anche afflizione e preoccupazioni per contagi e malattie ancora dilaganti, angustie psicologiche, ristrettezze economiche quali conseguenze e retaggio della pandemia, angoscia della gente e del popolo di Dio, rinchiuso nelle case”. Lo ha detto, ieri sera, il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, nella messa crismale presieduta nella cattedrale di Terni.
Il presule ha quindi ricordato i sacerdoti e diaconi morti negli ultimi mesi: don Edmund Kaminski, don Dino Silveri, don Luigi Pallottini e, per Covid, don Fernando Benigni, don Sandro Sciaboletta e il diacono Bruno Andreoli.
A causa della pandemia “il presbiterio è distanziato nella relazione fraterna e azione pastorale, la comunità diocesana incerta e limitata nell’apostolato a distanza – ha proseguito mons. Piemontese -. E tuttavia in molti contesti, la carità ha superato la paura e si è fatta coraggiosa, ha dato valore e consistenza alla preghiera e al nostro essere cristiani. In tanta incertezza, a volte anche confusione, abbiamo riscoperto che la nostra fede nel Signore Risorto, Pastore immolato per le anime nostre, per gregge e pastori, è la nostra forza e la ragione della nostra speranza”.
Il vescovo ha, poi, osservato che “l’esercizio della carità, nella misura della generosità del cuore e soprattutto nella espressione della vicinanza e della condivisione, esprime la forma efficace di evangelizzazione. Proprio in questa giornata, memoriale degli inizi della nostra vocazione e della nostra definitiva decisione, ci troviamo a tu per tu col Maestro, che illumina col suo sguardo il nostro cuore e riporta alla memoria la nostra storia, per riassaporare la dolcezza delle primizie e riprendere slancio per una nuova ripartenza”.

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