Abusi: Griffini (Progetto Safe), “in due anni formate oltre 1.180 persone di 3 associazioni alla tutela dei minori e istituito un corso per le Forze dell’ordine”

(foto archivio)

“Garantire percorsi formativi a coloro che sono chiamati a tutelare la vittima in fase di emersione e di segnalazione dell’abuso, e consentire alle Forze dell’ordine di potenziare l’empatia come qualità fondamentale di quest’esercizio di tutela”. Chiara Griffini, coordinatrice del progetto “Safe – Educare e accogliere in ambienti sicuri”, sintetizza in questi termini il percorso biennale svolto. Occasione ne è il convegno di studi in corso a Roma su “Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre”. Il riferimento è al  Progetto Safe, co-finanziato dall’Unione europea e che vede come capofila la Comunità Papa Giovanni XXIII e come partners l’Azione cattolica italiana, il Centro sportivo italiano, il Dipartimento di sociologia dell’Università di Bologna con il Centro interdisciplinare di ricerca sulle vittime e la sicurezza. Partner impegnati in un percorso biennale da novembre 2019 a novembre 2021. Se per le Forze dell’ordine la formazione specifica “è stata inserita all’interno del corso di Scienze criminologiche”, per le associazioni è stato condotto un percorso dedicato con due diversi livelli, spiega Griffini. Il primo, “destinato a tutti gli associati per far loro acquisire conoscenze e competenze di base, e strumenti necessari per rilevare e compiere i passi adeguati, in rapporto con le istituzioni, per l’emersione e la segnalazione degli abusi”. Accanto a questo “un altro aspetto forse più decisivo: aiutare gli associati a dedicare tempo all’ascolto, alla riflessione e allo studio delle relazioni; promuovere e curare le relazioni che – secondo l’esperta – è la cosa più importante”. L’iniziativa ha raggiunto 1.187 persone – tra associati e responsabili – su tutto il territorio. “Naturalmente parlare di tutela dei minori e persone vulnerabili chiama in causa la cosiddetta ‘accountability'”, ha proseguito Griffini. A questo fine è stato individuato “un ente valutatore esterno che ci garantisce risultati imparziali e solidi, alla luce dei quali Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione cattolica italiana e Csi decideranno come muoversi per far sì che anche questo tipo di formazione rientri nell’ambito della formazione associativa”. “Le tre associazioni – conclude – hanno messo in atto quello che le evidenze scientifiche indicano come due fattori di protezione che definiscono un’organizzazione ‘tutelante’: la partecipazione attiva dei membri ai processi decisionali, e la verifica senza la quale non c’è progettazione”.

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