Sanità privata: Aris, ratificati Ccnl per personale medico e non medico. P. Bebber, “responsabilità verso lavoratori e verso malati che si affidano a noi”

“La testimonianza di un grande senso di responsabilità nei confronti di chi lavora nelle nostre strutture sanitarie, nei confronti dei nostri stessi istituti e soprattutto delle persone malate che a noi si affidano con fiducia e speranza”. Così padre Virginio Bebber, presidente dell’Aris (Associazione religiosa istituti sociosanitari), commenta al Sir il “via libera” alla ratifica dei contratti per il personale medico e per il personale non medico che lavorano nelle strutture associate, dato questa mattina dal Consiglio nazionale dell’associazione riunito presso la sede romana, alla presenza di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale pastorale salute Cei, che ha seguito il faticoso cammino per il raggiungimento dell’accordo. Bebber parla di “grande senso di responsabilità” perché “in molte realtà abbiamo compiuto un passo nel buio”. Ad oggi, spiega una nota, non tutte le regioni hanno dato seguito all’obbligo contratto in sede ministeriale e in Conferenza delle Regioni di partecipare agli oneri del rinnovo dei Ccnl nella misura del 50%”. L’auspicio è che “al nostro gesto di responsabilità, anche a costo di grandi sacrifici soprattutto per quelle strutture che sono state messe in ginocchio dal dramma del Covid 19, corrisponda altrettanto senso di responsabilità da parte di chi ancora non ha dato seguito a quanto pubblicamente concordato”.
“La nostra – rivendica Bebber – non è sanità di serie B” e “ha gli stessi diritti ad essere tutelata e incentivata come le strutture pubbliche”. Si tratta di un servizio reso “ai cittadini, e dunque allo Stato, in parità di condizioni con il pubblico in tutto e per tutto”, prosegue il presidente Aris precisando che “in questo periodo di crisi gravissima molti dei nostri istituti non avrebbero mai potuto sostenere l’intero onere del rinnovo senza rischiare la definitiva chiusura”. Da Bebber l’auspicio che” le autorità istituzionali” portino a conclusione “altri contratti per i dipendenti di altre nostre realtà, non ancora conclusi”. Soddisfazione anche da parte di don Angelelli, soprattutto perché “si è data testimonianza del coraggio della responsabilità delle opere di Chiesa”.

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