Consiglio permanente: comunicato finale, “si rischia una crisi che diventi un moltiplicatore delle diseguaglianze”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Responsabilità e prossimità: su questo binario la Chiesa ha affrontato, specie attraverso la rete delle 218 Caritas diocesane, con la regia di Caritas Italiana, le conseguenze sanitarie e sociali generate dalla pandemia”. Lo ribadisce il comunicato finale della sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente della Cei, che si è riunito a Roma, a Villa Aurelia, dal 21 al 23 settembre. “Con gratitudine i vescovi hanno dato voce alle tante iniziative di accoglienza e di servizio con cui si è cercato di rispondere al disagio – continua il comunicato -. Così, insieme all’apprezzamento per la scelta della Cei di destinare oltre 200 milioni di euro, provenienti dai fondi 8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, c’è stato quello per la vivacità delle opere realizzate grazie alla disponibilità di decine di migliaia di volontari e operatori, fra cui anche molti giovani, a partire da quelli impegnati nel Servizio Civile Universale”.
Durante il Consiglio permanente, informa il comunicato, i vescovi hanno ricordato la “proficua collaborazione” nata in tante realtà “con enti pubblici e privati, amministrazioni comunali, terzo settore, aziende”. “Sono relazioni di cui l’episcopato sottolinea la ricchezza e a cui intende dare continuità”. Lo sguardo dei vescovi anche su “motivi di preoccupazione”, a partire dal “profilarsi del rischio di una crisi che può diventare un moltiplicatore delle diseguaglianze, esacerbando fratture e differenze sociali preesistenti, anche in termini di divario tra Settentrione e Meridione”. “Parole forti” sono state pronunciate dai presuli “sia contro il cancro della burocrazia, che troppe volte frena pesantemente progetti e attività imprenditoriali, sia nei confronti della malavita mafiosa, che prospera anche nel Nord del Paese”. “Da una parte, la Chiesa italiana chiede che si rafforzino, anche attraverso un utilizzo intelligente dei fondi europei, le politiche di attivazione e gli strumenti di inclusione socio-lavorativa, anche con interventi puntuali di riqualificazione professionale e di formazione continua; dall’altra, – segnalano i vescovi citando Benedetto XVI – intende operare per una Caritas ‘concreta, a-politica e della gratuità’, che sappia esprimere la vicinanza e la solidarietà che nascono dal Vangelo e al Vangelo conducono”.

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