Coronavirus Covid-19: p. Hanna (Idlib), in Siria “messe e digiuni, preghiere anche per le vittime della guerra”. Rapito un cristiano

Due messe e digiuno: così le comunità della Valle dell’Oronte, in Siria, residenti nei tre villaggi cristiani di Knaye, Yacoubieh e Gidaideh hanno accolto l’appello di Papa Francesco che questa mattina, nella messa a Santa Marta, ha ricordato la Giornata di preghiera e di digiuno promossa dall’Alto Comitato per la fratellanza umana per chiedere al Signore la fine della pandemia del Covid-19. Nell’omelia, il Pontefice, ha ricordato anche le altre pandemie che causano milioni di morti, la fame, la guerra, i bambini che non hanno accesso all’istruzione. Dal villaggio di Knaye, a circa 50 km da Idlib, ultima sacca di combattimento della guerra in Siria e ancora sotto controllo dei jihadisti di Tahrir al-Sham, a parlare al Sir è il parroco, padre Hanna Jallouf, francescano della Custodia di Terra Santa. “Abbiamo celebrato questa mattina una messa e un’altra poco fa. Due liturgie piene di fedeli. Qui, infatti, non abbiamo restrizioni circa il Coronavirus. Tra le tante cose che mancano in questa zona, oltre all’acqua, al cibo e alle medicine, c’è anche il Coronavirus – dice con un sorriso il francescano – e di questo ringraziamo Dio. Se dovesse propagarsi da queste parti sarebbe una catastrofe”. I combattimenti tra forze regolari siriane, appoggiate dai russi, e le milizie islamiste filoturche con i jihadisti di Tahrir al-Sham, oppositori al regime del presidente Assad, hanno provocato un esodo di centinaia di migliaia di persone verso il confine turco. Gente priva di ogni aiuto esposta a ogni rischio, anche sanitario. “In questo mese di Ramadan la loro vita è fatta di raccoglimento e digiuno e solo a sera mangiano quel poco che hanno a disposizione, Di questa Giornata non credo sappiano nulla”. “Ai nostri fedeli – afferma il parroco – abbiamo spiegato il significato di questa Giornata pregando per le persone che hanno perso la vita per il Covid-19, per chi è malato e per le loro famiglie. Abbiamo pregato anche per tutti coloro che sono smarriti davanti a tanta violenza e a tanta guerra. Abbiamo pregato, come sempre facciamo, per la fine delle ostilità e per una pace giusta e sostenibile”. “Solo 4 giorni fa – rivela padre Jallouf – una offensiva dei ribelli ha provocato 27 morti tra i soldati regolari siriani. La postazione è stata poi riconquistata il giorno successivo. Speriamo nel mantenimento di una tregua che può salvare vite umane”. Un pensiero particolare il parroco francescano lo ha rivolto a “un nostro fedele cristiano, rapito a Yacoubieh una settimana fa e di cui non abbiamo più notizie. Un padre di famiglia, con quattro figlie, un meccanico che vive del suo lavoro. Non sappiamo che fine abbia fatto. Speriamo in una sua liberazione. Liberatelo!”.

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