Regolarizzazione migranti: Forti (Caritas), “risultato positivo. Ora semplificare la burocrazia”

La norma inserita nel decreto Rilancio che consente la regolarizzazione dei lavoratori migranti del settore agricolo e negli allevamenti e di colf, baby sitter e badanti è per Caritas italiana “un risultato certamente positivo”. Lo afferma oggi al Sir Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana. Il governo stima un numero di circa 200.000 possibili “emersioni” dei lavoratori in nero già presenti sul territorio italiano prima dell’8 marzo 2020. Due i canali per la regolarizzazione: l’autodenuncia del datore di lavoro (pagando 400 euro) e il permesso temporaneo per coloro che ne avevano uno già scaduto, con sei mesi di tempo per richiederlo. “Come Caritas siamo pienamente soddisfatti di questo risultato che chiedevamo da tempo – afferma Forti –. Il Covid-19 ha creato le condizioni per cui questa richiesta si facesse sempre più pressante. Abbiamo lavorato molto in questi mesi, cercando anche di orientare le scelte del governo”. Forti auspica che nel processo di conversione del decreto si intervenga su alcune questioni burocratiche che “altrimenti rischierebbero di appesantire molto tutta la macchina amministrativa”. Le Caritas diocesane nei territori, con i centri d’ascolto parrocchiali e diocesani, sono infatti i primi avamposti a cui si rivolgono molti lavoratori migranti per chiedere informazioni. “Noi abbiamo esperienze di regolarizzazione – spiega – e sappiamo che sei mesi non sono poi così tanti per permettere a tutti di accedere a questa grande opportunità: è una occasione per far emergere chi vive nell’ombra ma anche per poter dare maggiore sicurezza ai territori che stanno affrontando la grande emergenza Coronavirus. Le Caritas diocesane, come in passato, saranno protagoniste nel supportare ed orientare tutti i lavoratori migranti”.

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