Regolarizzazione migranti: Medu, “solo un primo passo, servono misure strutturali”

Medici per i diritti umani (Medu) accoglie con favore la decisione del Governo di inserire all’interno del decreto Rilancio un’importante misura volta alla regolarizzazione dei braccianti agricoli. Un provvedimento richiesto con forza anche dalle associazioni di categoria degli agricoltori italiani, dal momento che la mancanza di manodopera straniera sta mettendo a rischio il raccolto e di conseguenza la sicurezza alimentare del Paese. Secondo la Coldiretti, sono 346.000 i lavoratori stranieri regolarmente impiegati in agricoltura a livello nazionale, a cui si aggiungono le migliaia di braccianti stranieri in nero (regolarmente soggiornanti e non), molti dei quali vivono in grandi ghetti come le 8.000 persone raggiunte dalla clinica mobile di Medu negli insediamenti precari in Puglia (area della Capitanata) e in Calabria (Piana di Gioia Tauro). Di fatto, i 669 pazienti assistiti da Medu nel corso dell’ultima stagione di raccolta agrumicola in Calabria (novembre 2019-aprile 2020) erano nella totalità dei casi giovani uomini provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana occidentale, con un’età media di 30 anni. Meno della metà (46%) era in possesso di un regolare contratto di lavoro, nonostante il 92% dei braccianti fosse regolarmente soggiornante in Italia. Anche nei casi in cui è presente un contratto, inoltre, le irregolarità contrattuali e contributive rappresentano la norma. Perciò Medici per i diritti umani chiede con forza “che la sanatoria rappresenti solo il primo necessario passo di una serie di misure volte al contrasto della piaga dello sfruttamento lavorativo in agricoltura – che riguarda indistintamente regolari, irregolari e non di rado anche cittadini italiani – e che sia finalmente accompagnata da misure strutturali e di lungo termine volte in primo luogo a contrastare il lavoro grigio e nero, le irregolarità salariali e contributive, il caporalato, l’evasione fiscale, promuovendo il rilancio dell’intero comparto e incentivando i datori di lavoro che garantiscono il rispetto dei contratti nazionali e provinciali e la tutela della salute”.

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