Coronavirus Covid-19: Brasile, il decreto di Bolsonaro inserisce le attività religiose tra quelle essenziali. I vescovi confermano sospensione celebrazioni pubbliche

È arrivata nel tardo pomeriggio di ieri (ora locale) la nota della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, che conferma le restrizioni preventive, per far fronte alla pandemia Covid-19, dopo che per tutta la giornata si erano susseguite voci riguardo alla possibilità di una riapertura almeno parziale al pubblico delle celebrazioni, sulla scia del decreto 10.292, emesso ieri dal presidente della Repubblica Jair Bolsonaro, il quale prevede che tra i servizi pubblici e le attività essenziali ci siano anche “attività religiose di qualsiasi natura”. Il decreto ha fatto seguito ad alcune dichiarazioni pubbliche del presidente, che prima ha criticato i vescovi per la quasi generalizzata sospensione delle celebrazioni alla presenza dei fedeli e poi ha derubricato la pandemia, che in Brasile ha già provocato circa 3mila contagi e quasi 80 vittime, a poco più che un raffreddore.
Situazione paradossale, dato che le autorità ecclesiastiche hanno agito precisamente in base alle indicazioni dei responsabili delle Istituzioni, supportati dagli esperti. La nota, firmata dal segretario generale della Cnbb, dom Joel Portella Amado, vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, è rivolta a tutti gli arcivescovi e vescovi cattolici del Paese ed è una sorta di “guida” sulle scelte da adottare.
I vescovi mettono, infatti, in evidenza che l’attività religiosa è inserita nell’elenco delle attività essenziali, ma “a condizione di rispettare le determinazioni del Ministero della Salute”. Proprio per questo, la Cnbb, scrive dom Portella, “considerando le linee guida emanate delle autorità competenti del Ministero della Salute, che indicano la necessità di un distanziamento sociale, comunica ai vescovi che le chiese possono rimanere aperte ma nelle modalità che sono state decise in questi giorni”, cioè per le preghiere individuali, le trasmissioni online, ecc. Secondo il documento, “non c’è modo di interpretare gli strumenti legali per forzare la riapertura delle chiese, tanto meno alla presenza di qualsiasi tipo di assembramento”.

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