Coronavirus Covid-19: mons. Caputo (Pompei), “la preghiera diventi il nostro conforto e l’espressione della nostra speranza”

“Stiamo vivendo insieme un momento difficile segnato dalla diffusione in Italia e in gran parte del mondo di un virus insidioso che, minacciando la salute di tutti e specialmente dei più vulnerabili, ci costringe, per difenderci, a un cambio radicale dei nostri comportamenti sociali e dei consueti modelli di vita”. Inizia così la lettera che l’arcivescovo di Pompei, mons. Tommaso Caputo, ha indirizzato ai fedeli per andare loro incontro e sostenerli in questo tempo di incertezza, di sofferenza, di timori.
“Stiamo vivendo – afferma –, in una misura del tutto inimmaginabile, una Quaresima che ci interpella in modo straordinario sull’autenticità e sul fondamento della nostra sequela di Cristo. Lo avvertiamo in modo particolare a Pompei, la città mariana edificata dalla carità del beato Bartolo Longo sulla devozione e sull’amore filiale alla Beata Vergine del Rosario”.
Poi, l’invito alla preghiera e ad avere fiducia e fede. “In questi giorni, così difficili – continua il presule – la preghiera deve diventare il nostro conforto e l’espressione della nostra speranza, perché l’emergenza si concluda presto e si ponga fine alle sofferenze di chi è stato colpito, mentre rivolgiamo un pensiero di suffragio alle tante vittime che il coronavirus ha già fatto”.
Non poteva mancare l’esortazione alla recita del Rosario, preghiera simbolo della città mariana: “Quale consolazione sarebbe pensare che il Santo Rosario, la ‘catena dolce che ci rannoda a Dio’ diventasse, in questo tempo, il dolce legame di ogni famiglia, il fuoco vivo capace di animare e dare vita a una autentica Chiesa domestica in ognuna delle nostre case!”.
Mons. Caputo esorta, poi, a non dimenticare i fratelli più deboli, continuando a dare loro amore e sostegno: “È necessario che questo tempo abbia anche il volto della carità. In questo momento di difficoltà non possiamo dimenticare le persone sole e gli altri nostri fratelli nel bisogno. Senza l’amore concreto al prossimo la preghiera sarebbe vana, come ben sapeva il fondatore di Pompei, il beato Bartolo Longo, che, accanto al tempio della fede, il nostro santuario, volle edificare il tempio della carità, i centri di accoglienza per gli ultimi e gli emarginati. In questi giorni, quasi tutte le opere sociali del santuario, nel rispetto delle norme, continuano ad assistere bambini, giovani, mamme in difficoltà, bisognosi”.
Infine, l’invito a rivolgere lo sguardo alla Vergine Maria, “Lei, che nelle innumerevoli prove della vita, non ha mai perso la speranza, ha mantenuto salda la sua fede e ha vissuto sempre nella perfetta carità, sia il nostro modello e la nostra guida!”, e al beato Bartolo Longo, che “ci illumini perché sappiamo trarre il positivo da questa dolorosa esperienza, aspirando ai valori più alti e possiamo crescere come comunità civile ed ecclesiale nella vera fraternità”.

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