Cile: vescovi, “governanti hanno lasciato da parte richieste avanzate da società. Disagio condivisibile, ma no a spirale di violenza e terrore”

Le richieste avanzate dalla società cilena in questi mesi, in quello che è stato un vero e proprio risveglio a partire dallo scorso 18 ottobre, sono state tolte dall’agenda di chi ha il potere. La forte denuncia arriva dalla Conferenza episcopale cilena (Cech), in un messaggio pubblicato oggi, destinato a essere letto in tutte le chiese sabato e domenica.
“Sono trascorsi quasi cinque mesi e il risveglio del Cile non è stato affrontato con la velocità e l’efficacia che ci si attendeva per questioni così importanti, come la distribuzione ingiusta del reddito, i lavori precari, i salari minimi e le pensioni, le urgenti necessità di accesso alla salute, la giusta valorizzazione delle donne nella società e la protezione dei gruppi più vulnerabili, tra le altre cose”, si legge nella nota, firmata dal comitato permanente della Cech, presieduta da mons. Santiago Silva Retamales, vescovo castrense del Cile.
I vescovi affermano di condividere “il ragionevole disagio delle persone riguardo al ruolo che le autorità, i legislatori e i leader politici e sociali stanno assumendo di fronte a questi drammi”. E aggiungono che “non si comprende perché le necessarie correzioni promesse non avanzino con la velocità desiderata. Delude il livello di dibattito politico in cui reciproche demonizzazioni permanenti e interessi privati e settoriali fermano accordi e risultati che aiuterebbero il bene comune. Il Cile esige un dialogo fecondo in un contesto di amicizia civile”.
Al tempo stesso, l’episcopato denuncia che “episodi di violenza, che danneggiano sempre i più poveri e violano i diritti delle persone, vengono ripetuti e mantenuti in varie parti del Paese, creando un clima di paura e incertezza, che ci danneggia gravemente. Non possiamo permetterci di essere sopraffatti da questa spirale di violenza e terrore”.

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