Diocesi: mons. Delpini (Milano), “tocca a noi, tutti insieme”

Milano: il "Discorso alla città e alla diocesi" dello scorso anno (foto chiesadimilano.it)

“Milano ha visto momenti assai più drammatici e disastri molto più sconvolgenti di quelli che stiamo vivendo. Mi sembra, però, che oggi sia diffuso un atteggiamento più incline alla rinuncia che alla speranza, a lasciare la terra incolta che a predisporla per la semina”. Muove da queste osservazioni, che si fondano su una pagina del profeta Geremia (Ger 32,1-3.6-9.13-15), il “Discorso alla città e alla diocesi” che l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, rivolge durante i primi vespri della solennità del patrono, sant’Ambrogio (che cade il 7 dicembre). “Tocca a noi, tutti insieme” il titolo del discorso, pronunciato nell’antica basilica dedicata al vescovo Ambrogio dinanzi alle autorità religiose e civili, nel rispetto delle norme precauzionali anti Covid. “Ho l’impressione che, insieme alla prudenza, alla doverosa attenzione a evitare pericoli per sé e per gli altri e danni al bene comune, ci siano anche segni di una sorta di inaridimento degli animi, un lasciarsi travolgere dal diluvio di aggiornamenti, di fatti di cronaca, di rivelazioni scandalose, di strategie del malumore, di logoranti battibecchi”, afferma Delpini. “Proprio questi sintomi inducono a formulare una diagnosi definibile come ‘emergenza spirituale’. Con ciò si intende lo smarrimento del senso dell’insieme che riduce in frantumi la società e l’identità personale e permette così ai diversi frammenti di imporsi e dominare la scienza. Ne deriva la condizione di aridità degli animi che sono come assediati dalle emozioni, dalle apprensioni, dalle notizie della pandemia”.
Il Discorso alla città e alla diocesi di mons. Delpini prosegue con un “elogio di chi rimane al proprio posto”. Afferma: “Vorrei riconoscermi nel popolo delle donne e degli uomini di buona volontà, di quelli che sono rimasti al loro posto, che hanno sentito in questo momento la responsabilità di far fronte comune, di moltiplicare l’impegno. Trovo pertanto giusto fare l’elogio di quelli che rimangono al loro posto: grazie a loro la città funziona anche sotto la pressione della pandemia”.

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