RnS: 44ª Conferenza nazionale animatori. Mons. Marcianò, “il miracolo di fraternità trasforma la debolezza in consolazione”. Bruni, “imparare a fare comunità”

“Stiamo attraversando il buio della pandemia, con le sfumature della debolezza che, nel mondo, intacca ogni aspetto della realtà, compresa la nostra fede. Solo con la fede possiamo scorgere il miracolo di salvezza; e la debolezza ne è il presupposto. Nella debolezza, infatti, possiamo essere miracolo di fraternità che trasforma la debolezza della malattia in cura e consolazione, per mezzo dell’amore, perché nessuno si salva da solo: lo Spirito Santo vi conceda di capirlo e di sperimentarlo anche attraverso questa Conferenza animatori”. Con queste parole, registrate in una clip, mons. Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, ha portato la propria testimonianza alla 44ª Conferenza nazionale animatori del RnS, in corso oggi, sabato 12, e domani 13 dicembre in diretta streaming su www.rinnovamento.org. Nella formula digitale pensata per “raccontare” la carità nelle sue molteplici dimensioni – con esplicitazione, in ciascuna delle quattro sessioni, degli “Impegni di carità fraterna” – si è aggiunto il contributo di Luigino Bruni, economista e coordinatore internazionale del progetto “Economia di Comunione” nonché direttore scientifico di “The Economy of Francesco”. “Come ha detto Papa Francesco la cosa peggiore sarebbe non apprendere la lezione che questa pandemia ci sta consegnando. La prova può rappresentare sempre un momento di maturità se vissuta bene”. Pertanto, ha sottolineato Bruni, “questa prova collettiva può insegnarci qualcosa di importante e ci può ricordare che siamo stati troppo immaturi e ingenui in questi anni, inseguendo miti e ideali di ricchezza facile, di edonismo, di consumismo, senza prepararci adeguatamente: sbagliando, siamo arrivati sprovveduti a questa prova, perché ci siamo assicurati solo a livello individuale e non comunitario. Perciò, nel post pandemia, dobbiamo imparare a fare comunità: il mercato non basta, occorre il vero bene comune. Chi è abituato a pregare tutti i giorni ha vissuto diversamente questa crisi: allora, dobbiamo rialfabetizzare un mondo che ha dimenticato la fede e imparare di nuovo come si gestisce la spiritualità. Dobbiamo uscire più uniti da questo tempo, con più capacità di resilienza, ritrovando un’interiorità abitata. Se sapremo fare questo, la lezione non sarà passata invano”.

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