Rivolte nelle carceri: don Grimaldi (cappellani), lettera aperta ai detenuti. “Ritornate sui vostri passi! Siate uomini e donne responsabili”

“Con la violenza non si va molto lontano”: è l’ammonimento che don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, rivolge, in una lettera aperta, ai detenuti, dopo le rivolte che si sono registrate in vari istituti penitenziari in questi giorni, che in Italia corrispondono anche a quelli dell’emergenza per il coronavirus Covid-19.
“Avete certamente portato all’attenzione della Nazione le vostre difficoltà, le vostre sofferenze, ma lo avete esternato in una modalità sbagliata – avverte il sacerdote -. Ora è il momento di ritornare in voi stessi, placando la rabbia e facendo prevalere il dialogo e la responsabilità comune. Il Vangelo continuamente ci invita alla mitezza e alla pace. Oggi, in molte carceri, ci sono i resti di macerie che hanno creato una voragine di sfiducia e aumentato nelle persone, fuori e dentro le mura, la diffidenza verso di voi. Alcuni vostri compagni hanno trovato la morte mentre, anche tra gli agenti di polizia penitenziaria, si sono registrati diversi feriti”.
In questo momento, prosegue don Grimaldi, “come sacerdote e a nome dei vostri cappellani, vorrei dirvi con forza e con passione: ‘Ritornate sui vostri passi! Siate uomini e donne responsabili, attendete le risposte con pazienza’. Superate questo momento di delusione e di sconforto per tutti con un gesto di vera riconciliazione, offrendo la vostra volontà, la vostra disponibilità anche a riparare ciò che avete distrutto”. Al Governo, aggiunge l’ispettore generale, “chiedo di spalancare lo sguardo di misericordia affinché possa ascoltare il vostro grido di dolore e possa darvi risposte equilibrate, per superare pacificamente la crisi e l’emergenza che tutti stiamo vivendo”.
Infine, “un sentito grazie va ai tanti reclusi che non si sono lasciati contagiare dal ‘virus’ dei disordini e che hanno custodito un atteggiamento di grande responsabilità. La mia vicinanza va a tutti gli operatori delle carceri che, nel disordine, hanno saputo gestire questa criticità con impegno. Sono questi alcuni passi che vi invito a fare per riprendere il cammino del dialogo e ricostruire con pazienza la forza della Speranza”.

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