Gmg Lisbona: mons. Turazzi (San Marino-Montefeltro), “ieri a Fatima la richiesta alla Madonna di farci ‘artigiani della pace’”. In serata l’arrivo a Óbidos

(Foto diocesi San Marino)

Dopo una brutta avventura con un grosso insetto non identificato trovato in una stanza, risolta brillantemente, prosegue il viaggio di avvicinamento dei giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro a Lisbona, accompagnati dal vescovo Andrea Turazzi che prosegue il suo “diario di bordo”.
Ieri giornata mariana. “Siamo incamminati verso Fatima – scrive il presule -. È parso bene richiamare ai ragazzi l’evento, il contesto e il messaggio: la Vergine accanto all’umanità, tre pastorelli ancora bambini, la Prima guerra mondiale (1917), preghiera e penitenza. Pregare la Madonna, andare a Dio attraverso di lei, visitare i luoghi a lei dedicati, recitare il Rosario, sono pratiche che i ragazzi conoscono (per fortuna che ci sono i nonni!). Ma si vorrebbe fare un passo in più in quella che, con termine un po’ tradizionale, viene chiamata devozione mariana. A chi aveva chiesto: ‘Gesù, tu ci hai lasciato l’Eucaristia come tua presenza. E di Maria?’. La risposta di Gesù è stata: ‘La voglio rivedere in te!’ (Chiara Lubich). ‘Essere Maria’ – prosegue Turazzi -, un programma per tutti, uomini e donne, giovani e adulti”; Maria è “sì” a Dio, è “dono totale di sé”, è “andare verso” e… “in fretta”.
Il passaggio di frontiera Spagna-Portogallo è “occasione per fare un pensiero sull’Europa. L’Europa come l’hanno sognata i fondatori, l’Europa a diverse velocità, l’Europa con le sue fatiche identitarie, l’Europa come tappa verso l’unità”. Con l’autostrada chiusa, “bisogna ripiegare su strade normali, impegnative per i nostri autisti, ma che danno l’opportunità di una conoscenza ravvicinata del territorio; sembra di essere in Sardegna: ambiente collinare, arbusti e alberi di sughero, greggi libere al pascolo, abitazioni bianchissime… E tanto sole, ma la temperatura è mite e ventilata (l’Atlantico è vicinissimo). Nessuno dei ragazzi è stato mai a Fatima. La grande spianata, leggermente in discesa, che si apre davanti a noi è già piena di giovani. Siamo coinvolti dalla gioia che contagia i tantissimi gruppi provenienti da ogni parte del mondo. Foto a non finire e sempre con bandiera sammarinese dispiegata. Man mano che si scende verso la chiesetta delle apparizioni si fanno più frequenti le testimonianze di fede. Un gruppo di giovani prega il Rosario con raccoglimento, incurante dei passanti. Alcuni ragazzi a metà della spianata pregano in ginocchio a mani giunte. Quel che stupisce di più sono i giovani che scendono in ginocchio. I nostri ragazzi si chiedono il perché… Arriviamo anche noi alla ‘chiesetta’ (non possiamo salire alla grande Basilica: si sta preparando una celebrazione eucaristica con migliaia di persone già posizionate)”. “Superato il primo impatto, la prima curiosità, la prima meraviglia riusciamo a creare una bolla di intenso raccoglimento: miracolo che i ragazzi sanno fare – il racconto del presule -. Preghiamo per tutti, soprattutto per le nostre famiglie. Don Mirco ci porta al luogo dove è conservato un pezzo imponente del muro di Berlino. Per i più giovani è necessario contestualizzare. Scegliamo questo luogo per la preghiera del Rosario. Ci sediamo per terra, in cerchio. Adesso siamo noi ad essere oggetto di stupore, uno stupore che fa bene a chi passa ed edifica. Intenzione principale di preghiera: la pace in Europa e nel mondo. Più precisamente, umile richiesta alla Madonna di farci ‘artigiani della pace’”.
Lasciata Fatima, la delegazione arriva ieri sera nella cittadina di Óbidos (70 km da Lisbona). “Anche i bambini scendono in strada per accoglierci. Siamo alloggiati in un impianto sportivo. Unico motivo di tristezza per chi scrive: in serata vengo trasferito a Lisbona nell’albergo che ospita i vescovi italiani (siamo più di cento). La malinconia viene temperata dall’abbraccio di tanti colleghi. I giovani ci costringono a fare un’esperienza di collegialità più forte e più libera dagli schemi episcopali”.

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