Kosovo: tensione altissima dopo gli scontri tra serbi e forze della Kfor. La Nato aumenta la presenza. Krastev (analista), “situazione rischia di sfuggire di mano”

(Foto ANSA/SIR)

Sono giornate di tensione altissima, mai vista così nel Kosovo da anni, quelle che il Paese balcanico sta vivendo negli ultimi giorni. Succede nei Comuni a maggioranza serba nel Kosovo del Nord – Zvecan, Leposavic e Zubin Potok – dove le proteste dei serbi contro i neoeletti sindaci di origine albanese sono sfociate in violenti scontri con le forze Kfor, lasciando 30 militari e 52 locali feriti. In aiuto nel Paese balcanico arriveranno altri 700 soldati della Nato che si aggiungeranno alle truppe di 4.000 persone dell’alleanza atlantica. Il governo del primo ministro del Kosovo, Albin Kurti, ha accusato Belgrado di “guidare una folla estremista” nel nord del Paese mentre lo stesso Vucic ha disteso le truppe militari al confine ma ha invitato i suoi connazionali nel nord del Kosovo a “non entrare in conflitto con la Nato”. I serbi del nord annunciano che continueranno le proteste fino al ritiro dei sindaci albanesi e delle unità della polizia del Kosovo.
“La situazione è molto complicata e rischia di sfuggire di mano perché i serbi del Nord stanno diventando incontrollabili”, commenta al Sir l’analista dei Balcani, Nikolay Krastev. Lui spiega che “la causa delle tensioni sono le elezioni amministrative in aprile boicottate dai serbi etnici, infatti al voto ha partecipato solo il 3,5% delle persone e nei quattro comuni a maggioranza serba sono stati eletti dei sindaci albanesi”. E aggiunge: “La settimana scorsa i nuovi sindaci hanno provato ad insediarsi e questo ha provocato la protesta dei serbi, il governo di Pristina ha mandato la polizia per appoggiare i sindaci e le cose sono precipitate”. A suo avviso, “è importante segnalare che gli Usa e altri Paesi Ue hanno duramente criticato le autorità del Kosovo “per aver provocato la tensione con la Serbia perché l’insediamento dei sindaci nelle aree del Kosovo del Nord sta distruggendo gli sforzi di migliorare le già tribolate relazioni bilaterali”. “Nonostante l’accordo raggiunto da Vucic e Kurti nella primavera – afferma Krastev – non si è arrivati ai passi seguenti e la questione rimane aperta, la creazione dell’Associazione delle municipalità a maggioranza serba deve ancora accadere”. L’analista balcanico spiega che “anche il presidente serbo Vucic si trova in una situazione molto complicata dopo le proteste di massa a Belgrado in seguito alle stragi di sparatorie e numerose vittime all’inizio di maggio”. “Lo status irrisolto del Kosovo rappresenta una spaccatura dolorosa ed è una bomba ad alto rischio”, chiosa. “D’altro canto – conclude – gli Stati Uniti e l’Ue sono preoccupati che le tensioni in Kosovo sono a favore degli interessi russi e serbi per la destabilizzazione dei Balcani occidentali”.

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