Papa Francesco: all’Inail, “la persona non è un numero, siamo una società che usa troppo l’aggettivo”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La persona non è un numero. Non esiste l’infortunato ma il nome e il volto di chi ha subito un infortunio”. Lo ha precisato il Papa, ricevendo in udienza i dirigenti e il personale dell’Inail. “Esiste il sostantivo, non solo l’aggettivo”, il monito di Francesco: “siamo una società che usa troppo l’aggettivo e abbiamo il rischio di perdere la cultura del sostantivo: questo non è un infortunato, è una persona”. “Non rinunciate alla compassione, che non è una cosa da vecchiette, è la premessa della condivisione, è condividere il destino”, l’invito del Papa, insieme a quello di mettere in prativa i verbi della parabola del Buon Samaritano: “Vedere, avere compassione, farsi vicini, fasciare le ferite, farsi carico. E questo non è un bel negoziato, è sempre in perdita. Si tratta di sentire nella propria carne la sofferenza dell’altro. È il contrario dell’indifferenza – noi viviamo nella cultura dell’indifferenza – che porta a girare lo sguardo altrove, a tirare dritto senza lasciarsi toccare interiormente”. “Vicinanza, misericordia compassionevole, tenerezza” sono lo “stile di Dio”, ha ribadito Francesco: “Pensiamo alla vicinanza, la prossimità: colmare le distanze e collocarsi sullo stesso piano di fragilità condivisa. Quanto più uno avverte di essere fragile, tanto più merita vicinanza. In questo modo, si abbattono le barriere per trovare un comune piano di comunicazione che è la nostra umanità”. “Vi incoraggio a guardare in faccia tutte le forme di inabilità che si presentano”, l’invito ai presenti: “Non solo quelle fisiche, anche quelle psicologiche, culturali e spirituali. L’abbandono sociale ha riflessi sul modo in cui ciascuno di noi guarda e percepisce sé stesso. Vedere l’ altro significa anche trattare le persone nella loro unicità e singolarità, facendole uscire dalla logica dei numeri”.

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