Insulti a ragazzo ebreo a Torino: Garlatti (Agia), “casi che impongono di intervenire a più livelli”. “Manca educazione al rispetto del diverso”

“L’episodio dell’undicenne ebreo di Torino che nel corso di una festa di compleanno si è sentito dire da alcuni coetanei ‘peccato che non siamo in anni precedenti o ti avremmo potuto bruciare’ mentre gli altri ridevano, è purtroppo solo l’ultimo di una lunga serie. Nel corso del 2022, infatti, sono stati diversi i casi di antisemitismo tra minorenni in tutta Italia. Svastiche sui quaderni, scritte antisemite, offese e molestie fino, in qualche caso, a indurre le vittime a cambiare scuola. Sono episodi che sono stati registrati addirittura anche nelle scuole primarie. Più in generale, ho registrato intolleranza verso chi ha un colore della pelle differente, parla una lingua diversa, ha una disabilità o professa un differente credo: in sintesi verso colui che viene percepito come diverso”. Così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti.
“Di fronte a eventi di questo tipo – prosegue Gralatti – viene spontaneo domandarsi da dove nascano certi comportamenti e dove i ragazzi possano sentire certi tipi di frasi. Perché alcuni giovani e giovanissimi arrivano a maturare questo genere di idee e si rendono colpevoli di azioni tanto gravi? Sicuramente manca un’adeguata educazione e una cultura del rispetto dell’altro o di chi ha una religione e tradizioni diverse”. Secondo la Garante “sono tutti casi che impongono di intervenire. E a più livelli: a partire dalle personalità pubbliche – dai politici agli influencer – che dovrebbero evitare di adottare linguaggi e atteggiamenti aggressivi e, anzi, sarebbe bene prendessero posizione contro chi ne fa uso. Poi c’è tutta la dimensione degli adulti di riferimento di bambini e ragazzi, che dovrebbero tenere comportamenti e usare un linguaggio che in alcun modo inneggino all’odio e alla derisione dell’altro. Si tratta di argomenti che dovrebbero trovare maggior spazio anche all’interno delle scuole, nello sport e in altre occasioni di aggregazione”. “Chiedo che il Parlamento avvii una riflessione per arrivare a una normativa che renda identificabili anche gli autori di comportamenti aggressivi e violenti che si nascondono dietro uno schermo”, conclude Garlatti.

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