Ucraina: Fondazione Soleterre, “76,5% dei bambini preoccupati da guerra”. Fondamentale supporto psicologico per i piccoli malati di cancro

(Foto: Soleterre)

Per comprendere quale sia l’impatto della guerra in Ucraina sui bambini, Fondazione Soleterre, dal 2003 impegnata nel Paese, ha condotto un’indagine sulla presenza e gravità dei disturbi da stress post-traumatico (Ptsd) su 111 bambini ucraini in fuga dalla guerra e accolti in shelter, rifugi e strutture d’accoglienza in cui opera a Leopoli. Dall’indagine emerge che “la tristezza è presente in forma da moderata a molto grave nel 65% del campione; la paura è presente in forma da moderata a molto grave nel 65% del campione; la rabbia è presente in forma da moderata a molto grave nel 60,5% del campione; la preoccupazione è presente in forma da moderata a molto grave nel 76,5% del campione”.
Risulta evidente come questi dati, relativi a una popolazione pediatrica traumatizzata dalla guerra ma senza patologie specifiche, siano ancor più allarmanti se al trauma della guerra si somma quello della patologia oncologica. “Se il 76,5% dei bambini traumatizzati dalla guerra manifesta preoccupazione in forma moderata o grave, proviamo a immaginare cosa prova un bambino ucraino che è anche colpito dal cancro – osserva Damiano Rizzi, presidente di Fondazione Soleterre e psicologo dell’età evolutiva -. Probabilmente non bastano gli strumenti di misura attuali, ne stiamo costruendo altri. Il nostro sforzo, in questo momento, è garantire ai bambini ucraini malati di cancro a Kiev e in altri 6 ospedali (Khmelnytskyi Oblast Antitumor Center, National Specialized Children’s Hospital Ohmatdyt, Western Ukrainian Specialized Children’s Medical Centre di Leopoli, Dnipro Oblast Children’s Clinical hospital, Kiev Institute of Neurosurgery e Rivne Regional Children’s Hospital) la possibilità di curarsi anche nel loro Paese. Bambini che non possono affrontare viaggi di evacuazione medica e che altrimenti morirebbero”. Il presidente di Soleterre chiarisce: “Il lavoro dello psicologo diviene, in casi di bambini anche traumatizzati dalla guerra, necessario per poter rappresentare il vuoto di parole e immagini creato dalla guerra e dalla malattia. In alcuni casi stiamo intervenendo con farmaco terapia poiché i livelli di ansia e di attacchi di panico sono sopra una soglia di sicurezza. Molti interventi riguardano anche le mamme dei bambini che arrivano in ospedale stremate da mesi di vita negli shelter, spesso con scarsità di cibo e di acqua. Siamo davanti a una violazione del diritto umano alla vita e alla cura dei bambini che occorre denunciare senza perdere un minuto di tempo nelle attività di cura”. “L’auspicio è che la situazione di conflitto si concluda prima possibile, così da ricreare quanto prima un ambiente di vita consono per i bambini e aumentare le loro capacità di riprendersi dal duplice evento traumatico che stanno vivendo”, conclude Rizzi.

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