Ecuador: vescovi, “on ci sono nemici da combattere, ma fratelli con cui realizzare i nostri sogni”

(Foto: Conferenza episcopale Ecuador)

Il dialogo per appianare le differenze e per risolvere i problemi sociali ed economici del Paese. E una sincera revisione critica del proprio operato, nella prospettiva del bene comune. Sono gli inviti rivolti alla politica dalla Conferenza episcopale dell’Ecuador, nel messaggio per la commemorazione del bicentenario della battaglia di Pichincha, il 24 maggio, festa nazionale del Paese.
Ricordando il contributo quotidiano dei suoi cittadini, i vescovi del Paese andino hanno indicato che la commemorazione del bicentenario dell’indipendenza è un’occasione per commemorare quegli uomini e quelle donne che hanno sognato la libertà. Un’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno coraggiosamente forgiato la storia del Paese. Guardando al futuro, la Cee non nega le grandi sfide cui la società ecuadoriana deve fare fronte, ma il loro riconoscimento non implica l’abbandono dei sogni di libertà e di equità, ma è una patria dove tutti possono riconoscersi fratelli: “Non ci sono nemici da combattere, ma fratelli con cui dobbiamo contare per realizzare i nostri sogni”.
Scrivono, ancora, i vescovi: “Questo bicentenario ci riempie anche di gioia e gratitudine per ciò che siamo, per la saggezza ancestrale, per le molteplici tradizioni culturali e religiose, ereditate dai nostri genitori e che costituiscono dei veri tesori in cui le giovani generazioni devono essere nutrite”. Da un lato, ci sono questioni che devono essere risolte con urgenza, come povertà estrema, disoccupazione, violenza, corruzione, narcotraffico, razzismo e mancanza di tolleranza; dall’altro, il bicentenario è un momento propizio per onorare gli uomini e le donne che, in questi duecento anni, hanno lavorato per un Ecuador migliore, in tutti i campi della vita quotidiana.
In questa prospettiva, i cittadini e in particolare i responsabili politici sono chiamati a compiere “un sincero esame di coscienza del proprio ruolo”, nella ricerca e nella costruzione del bene comune. Secondo i vescovi, “non si tratta solo di affrontare negativamente questi problemi, ma di aprire nuove strade e di essere aperti a soluzioni che non sempre vengono dagli esperti”. In particolare, l’invito è quello di “difendere gli interessi della popolazione più vulnerabile”.
Il messaggio ricorda anche il ruolo avuto dalla Chiesa e da altre confessioni nella costruzione del Paese, in questi due secoli di storia, anche attraverso opere pastorali nel campo dell’istruzione e della salute.

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