Incontro vescovi e sindaci del Mediterraneo: a San Marco il ricordo di La Pira

(da Firenze) “L’atmosfera che preferisco è quella del santuario”. Così Giorgio La Pira spiegata il suo amore per a cella numero sei del Convegno di San Marco, dove da terziario domenicano ha abitato per nove anni. E proprio nella basilica adiacente, ieri sera, c’è stato uno dei quattro incontri con alcuni luoghi significativi della città di Firenze, offerti ai 60 vescovi che partecipano all’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”. Padre Gianni Festa, postulatore della causa di beatificazione del “sindaco santo”, ha fatto notare che La Pira “è stato un anticipatore, per la vita interiore profonda che diventava metodo ma anche perché ha intuito i nodi politici, sociali e culturali del nostro tempo. Andava in senso contrario ad eventi come quelli a cui assistiamo oggi”. “La politica non è una cosa brutta”, amava ripetere facendo il tifo per la figura del “politico santo”. Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, si è soffermato sulla figura di La Pira come padre costituente, ricordando che la sua attenzione alla politica come bene comune e impegno per i credenti è rintracciabile già nella sua opera “La nostra vocazione sociale”, del 1945, dove “con parole severe e inaspettate delineava il compito che attendeva la nuova classe dirigente alla fine della guerra: bisognava intervenire con urgenza, in un Paese distrutto e dominato da ideologie molto potenti”. La Pira, per De Siervo, vedeva nella Costituzione “una casa comune per credenti e non credenti, dove venivano affermati i principi fondamentali del patto costituzionale, a partire dal recupero della tradizione giuridica latina e cristiana, per cui non è la persona per lo Stato, ma lo Stato per la persona”. Nelle intenzioni di La Pira padre costituente, ha sottolineato il giurista, c’era la volontà di “rivendicare che i valori cristiani possono fornire un dato costituzionale da tutti accettato”, in modo da poter prefigurare “un ordine sociale nuovo a cui dovrà tendere con tutte le sue energie l’ordinamento politico futuro”.

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