Processo in Vaticano: mons. Perlasca, “Becciu mi ha fatto fare ciò per cui ora è imputato”

“Becciu mi ha fatto fare le cose per le quali ora lui è imputato in questo processo. Io non sono né complice, né connivente, né favoreggiatore”. Lo ha dichiarato mons. Alberto Perlasca, ex capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato del Vaticano e teste chiave del processo in corso in Vaticano per gli investimenti della Segreteria di Stato a Londra. Durante il controinterrogatorio delle parti civili nella 38ª udienza – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi nell’Aula polifunzionale dei Musei Vaticani – il teste si è trincerato dietro tanti “non ricordo”, al punto tale che il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, ha dovuto raccomandargli di stare attento alle sue risposte, perché diversamente sarebbe potuto andare incontro al rischio di essere incriminato per falsa testimonianza. Interpelllat0 dalla difesa di Tirabassi, tra i dieci imputati del processo, Perlasca a proposito dell’investimento per il Palazzo di Londra ha affermato: “Non eravamo psicologicamente pronti per quella operazione, tanto più a quella velocità. È stata come una frana. Bisognava guardare le cose con calma, non credevo a chi diceva che sarebbe andato tutto bene”. “Io sostenevo che bisognava denunciare Torzi per truffa”, ha riferito ancora Perlasca: “La Santa Sede preferì la trattativa. A cavallo di Natale 2018, il Papa disse che bisognava trattare con Torzi: c’è chi dice che il Papa avrebbe detto che a Torzi andava data la giusta mercede”. Al centro dell’interrogatorio di Perlasca c’è stato anche il memoriale da lui depositato il 31 agosto 2020, nel quale il monsignore, autoregistrandosi – come ha dichiarato – si faceva domande e rispondeva sulla cena da lui stesso organizzata con il cardinale Becciu al ristorante romano Lo Scarpone. Incalzato dalla difesa di Becciu su chi gli avesse suggerito le domande, Perlasca si è di nuovo trincerato dietro il “non ricordo”, salvo poi annunciare che avrebbe risposto successivamente. Un’altra anomalia è emersa quando la difesa di Becciu ha fatto notare al teste la contraddizione tra la sua deposizione contro Becciu e, qualche sera dopo, la cena con il cardinale, definita da Perlasca “una serata rilassante”. “Nessun contrasto”, ha risposto Perlasca: “Quella deposizione era una mia chiarificazione su fatti a mia conoscenza. Nessuna accusa, era mio dovere chiarire le cose, sia da cristiano che da cittadino. La vita non è solo il processo, c’è molto di più”. Durante l’interrogatorio, Perlasca ha inoltre sostenuto che il cardinale Becciu avrebbe orchestrato “numerosissimi tentativi” di allontanarlo da Casa Santa Marta: “Mi ha sempre fatto credere di essere estraneo alla vicenda, ma il Promotore di giustizia Milano andò a casa del cardinale a prendere informazioni. Era dentro, eccome!”. Interpellato dall’avvocato Fabio Viglione, uno dei legali di Becciu, su chi gli avesse fornito tale informazione, anche in questo caso Perlasca ha risposto: “Non ricordo”. Sempre secondo il teste, Becciu gli avrebbe detto: “Il processo non si farà, le acque si calmeranno”.

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