Hong Kong: card. Zen condannato ad una multa di 4.000 hkd (circa 500 euro). Padre Milanese (Pime), “una banalità. Il punto è vedere come la sentenza può influenzare sul futuro delle libertà”

Il card. Joseph Zen Ze-kiun e i cinque importanti esponenti del fronte democratico sono stati giudicati colpevoli per non aver registrato il fondo umanitario, il “612 Humanitarian Fund”, come società e sono stati condannati ad una multa di 4.000 hkd (circa 500 Euro). L’11 maggio la polizia aveva arrestato il vescovo emerito della città e gli altri accusati con l’accusa di “collusione” con forze straniere, in violazione della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nell’estate 2020. Oltre al cardinale, erano stati arrestati l’avvocata Margaret Ng, la cantante-attivista Denise Ho, l’ex deputato cittadino Cyd Ho, l’accademico Hui Po-keung mentre l’attivista Sze Ching-wee. Cyd Ho è già in carcere per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata. Tutti si erano dichiarati non colpevoli. Per la stessa accusa sono in prigione diverse personalità democratiche, tra cui il magnate cattolico dei media Jimmy Lai. Quindi c’era molta attesa per la sentenza di questa mattina. Secondo quanto riporta l’agenzia di informazione cattolica sull’Asia UcaNews, la giudice Ada Yim ha spiegato le notificazioni della condanna dicendo che “considerando gli eventi sociali e politici degli ultimi anni, se una società ha collegamenti con gruppi politici… le operazioni della società possono influenzare l’ordine pubblico, la pace pubblica e la sicurezza nazionale”. Fuori dal tribunale – riporta l’agenzia – il card.  Zen ha notato la preoccupazione all’estero ma ha insistito sul fatto che stava agendo nel suo ruolo di umanitario, non di cardinale, aggiungendo che “Hong Kong non ha visto alcun danno alla sua libertà religiosa”. “L’iter giudiziario – commenta al Sir da Hong Kong, padre Renzo Milanese, missionario italiano del Pime – si è concluso con una banalità, con una piccola multa. Il punto è su che basi giuridiche è stata emessa questa sentenza. Non c’era nessuna ragione per condannare i 5 condannati perché non c’era all’epoca nessuna legge che richiedeva la registrazione. Tra l’altro, la loro linea di difesa puntava anche sul fatto che loro non erano una società ma un fondo. L‘inchiesta è stata inoltre portata avanti utilizzando la legge sulla sicurezza nazionale che però è stata approvata dopo. Si tratterebbe quindi di un processo retroattivo. Ma il vero problema – aggiunge il missionario – è vedere come questa sentenza può influenzare lo sviluppo giudiziario di altre cause e sulla futura libertà di associazione ad Hong Kong”. Una cosa però il missionario tiene a precisare e cioè che questa sentenza non incide in alcun modo sulla libertà religiose. “Non è una procedura contro le attività religiose. La questione è piuttosto relativa alle restrizioni delle libertà di manifestare la propria opinione”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy