Papa Francesco: Angelus, “l’Eucaristia non è il premio dei santi, ma il pane dei peccatori”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Il traguardo della vita sta nel donarsi, la cosa più grande è servire”. Lo ha detto il Papa, nell’Angelus di ieri, dedicato alla festa del Corpus Domini, in cui “Gesù si fa fragile come il pane che si spezza e si sbriciola. Ma proprio lì sta la sua forza, nella sua fragilità”. Gesù “non punisce il peccatore, ma dà la vita per lui, paga per lui”, il commento all’Ultima Cena: “Quando riceviamo l’Eucaristia, Gesù fa lo stesso con noi: ci conosce, sa che siamo peccatori, sa che sbagliamo tanto, ma non rinuncia a unire la sua vita alla nostra. Sa che ne abbiamo bisogno, perché l’Eucaristia non è il premio dei santi, no, ma il Pane dei peccatori. Per questo ci esorta: ‘Non abbiate paura! Prendete e mangiate’”. “Ogni volta che riceviamo il Pane di vita, Gesù viene a dare un senso nuovo alle nostre fragilità”, ha spiegato Francesco: “Ci ricorda che ai suoi occhi siamo più preziosi di quanto pensiamo. Ci dice che è contento se condividiamo con Lui le nostre fragilità. Ci ripete che la sua misericordia non ha paura delle nostre miserie. E soprattutto ci guarisce con amore da quelle fragilità che da soli non possiamo risanare. Quella di provare risentimento verso chi ci ha fatto del male; quella di prendere le distanze dagli altri e isolarci in noi stessi; quella di piangerci addosso e lamentarci senza trovare pace”. L’Eucaristia, ha concluso il Papa, “è farmaco efficace contro queste chiusure. Il Pane di vita, infatti, risana le rigidità e le trasforma in docilità. L’Eucaristia guarisce perché unisce a Gesù: ci fa assimilare il suo modo di vivere, la sua capacità di spezzarsi e donarsi ai fratelli, di rispondere al male con il bene. Ci dona il coraggio di uscire da noi stessi e di chinarci con amore verso le fragilità altrui. Come fa Dio con noi. Questa è la logica dell’Eucaristia: riceviamo Gesù che ci ama e sana le nostre fragilità per amare gli altri e aiutarli nelle loro fragilità. E questo, durante tutta la vita”.

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