Pasqua: mons. Mansi (Andria), “ricercare segni di speranza dentro la complessità di questo tempo”

“Ancora un’altra Pasqua sotto la cappa della pandemia! Tutti ci auguriamo che presto i tempi possano tornare ad essere improntati da sempre maggiore serenità, che possiamo tornare quanto prima a incontrarci, vederci, stringerci la mano, abbracciarci, che possiamo – certo gradualmente – tornare a vivere nella normalità, liberi da ogni paura”. Lo sottolinea mons. Luigi Mansi, vescovo di Andria, nel suo messaggio per Pasqua.
“Siamo nel tempo del Signore risorto e la fede ci conferma ancora e sempre che Lui ha vinto la morte, il dolore – osserva il presule –. Sicuramente è difficile trovare uno spiraglio di novità, di vita nuova in questo contesto di privazione di libertà e limitazione alla comunicazione tra noi, ma è importante che questa situazione non passi inutilmente. A riguardo, in più di una occasione Papa Francesco ha commentato dicendo che ‘peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi’”.
Questo è “un tempo in cui non dobbiamo in alcun modo sottrarci a una attenta riflessione su ciò che è accaduto, prendere sempre e più coscienza del limite scritto nella nostra realtà di essere umani, non per venirne schiacciati ed oppressi, ma per prendere ancora e sempre più coscienza del fatto che questa condizione di limite non è abbandonata a se stessa, ma è stata riscattata dal mistero di morte e risurrezione del Signore Gesù”.
Il vescovo evidenzia: “Se la gravità e l’urgenza di tanti problemi che hanno attraversato la nostra vita nei tanti mesi trascorsi ci hanno portato ad appesantirci se non addirittura a dubitare che ci possa essere una via di uscita verso tempi di maggiore serenità, la fede nel Cristo risorto deve essere la nostra inesauribile e potente risorsa per guardare avanti con nuova speranza e fiducia”.
Per mons. Mansi, “è quanto mai necessario ricercare, con vivo entusiasmo, segni di speranza dentro la complessità di questo tempo, segni che dobbiamo assolutamente imparare a leggere e decifrare, come segni di un ‘nuovo’ che avanza”.
Il presule conclude: “Farci gli auguri pasquali può voler dire solo una cosa: incoraggiarci gli uni gli altri, attingendo alla forza di vita che ci viene dal Signore Risorto, per metterci all’opera tutti, ciascuno nel suo campo lavorativo, familiare, ecclesiale, per tornare a costruire il nuovo mondo, quello nato dalla Pasqua di Gesù, nostro unico e amato Signore”.

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