Assemblea ecclesiale America Latina: documento finale, “vera esperienza di sinodalità”. Mons. Cabrejos, “Punto di non ritorno”

(Foto: Celam)

Un “cammino di conversione decisamente missionaria” è il presupposto dalla necessità “di una maggiore responsabilità pastorale”. Lo si legge nella premessa del Messaggio finale dell’Assemblea ecclesiale dell’America Latina e Caraibi, che si è conclusa ieri, dopo una settimana di lavori, a Città del Messico. Nel presentarlo, in conferenza stampa, il presidente del Consiglio episcopale latinoamericano, mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo (Perù), ha affermato che la scelta delle assemblee ecclesiali rappresenta “un punto di non ritorno”, facendo intendere che le stesse Conferenze generali dell’episcopato potrebbero appartenere al passato. Mons. Cabrejos non ha esitato a dire che “abbiamo svolto un esercizio sinodale”, riconoscendo che non è stato facile “mettere in moto un continente per un anno”.
L’assemblea, si legge nel messaggio, è stata vissuta come “una vera esperienza di sinodalità, nell’ascolto reciproco e nel discernimento comunitario di ciò che lo Spirito vuole dire alla sua Chiesa”. Dalla “multiforme diversità”, i partecipanti all’Assemblea si sono “rivolti alle realtà che il continente sta vivendo, nei suoi dolori e nelle sue speranze”.
Il testo conferma e denuncia il dolore “dei più poveri e vulnerabili che soffrono il flagello della miseria e dell’ingiustizia”; anche “il grido della distruzione della casa comune” e la “cultura dello scarto”, che colpisce soprattutto donne, migranti e rifugiati, anziani, popolazioni indigene e afrodiscendenti”. L’Assemblea è ferita “dall’impatto e dalle conseguenze della pandemia che aumenta ulteriormente le disuguaglianze sociali, compromettendo anche la sicurezza alimentare di gran parte della nostra popolazione”.
Ma il documento chiama per nome anche i peccati intra-ecclesiali, come “clericalismo e autoritarismo nei rapporti, che portano all’esclusione dei laici, specialmente delle donne nelle istanze di discernimento e decisione sulla missione della Chiesa, costituendo un grande ostacolo alla sinodalità”. Insieme a questo, c’è la preoccupazione per “la mancanza di profetismo e di effettiva solidarietà con i più poveri e vulnerabili”.
Ma ci sono anche speranze, nate “dalla presenza dei segni del Regno di Dio, che conducono a nuovi cammini di ascolto e discernimento”. Il messaggio mostra il cammino sinodale come “spazio significativo di incontro e apertura per la trasformazione delle strutture ecclesiali e sociali che permettano il rinnovamento dell’impulso missionario e la vicinanza ai più poveri ed esclusi”.

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