Prete ucciso a Como: Bernasconi (Caritas Como), “un vero prete di strada, umile e semplice”

(Foto Settimanale della Diocesi di Como)

“Mi chiedo sempre cosa vuole Gesù da me. Io sono solo uno strumento nelle sue mani”: questa era una delle frasi più ricorrenti negli ultimi giorni di vita di don Roberto Malgesini, il prete della diocesi di Como ucciso questa mattina da un senza dimora con problemi psichici, uno dei tanti che assisteva quotidianamente. La riferisce al Sir Roberto Bernasconi, direttore della Caritas di Como, suo amico da una vita, appena uscito da una degenza ospedaliera. “Veniva tutti i giorni a trovarmi in ospedale e mi diceva questa frase – racconta Bernasconi -. Credo profondamente che la vita non è nostra e nulla succede a caso. Forse se lo aspettava”. Bernasconi ricorda “la sua umiltà, semplicità e costanza nel vivere questa vita faticosa”: “Si alzava tutte le mattine alle 4, andava a pregare in chiesa e poi partiva per le sue azioni concrete, frutto di questa preghiera profonda”. Anche se avevano stili diversi di azione – la Caritas è molto strutturata, mentre don Roberto Malgesini era un vero “prete di strada” – erano d’accordo su come portare avanti il rapporto con le persone che seguivano, circa 250 senza dimora a Como. “Per lui non erano strumenti di azione caritativa ma persone – dice -. Era un libero battitore perché era questo il suo modo di essere, disponibile 24 ore su 24”. Don Roberto non aveva una vera e propria parrocchia perché 10 anni fa la chiesa dove abitava era diventata unità pastorale con tre preti, poi quell’esperimento si è concluso ma lui ha continuato a portare avanti il suo impegno di carità a fianco degli ultimi, celebrando comunque le messe. “Il suo compito principale era questo con i poveri in strada – precisa Bernasconi -. Il vescovo, al quale era molto legato, ha rinnovato il suo impegno”. Don Roberto “era molto amato dalle persone che aiutava, era una sorta di fratello maggiore: si fidavano di lui e si affidavano. Poi, come in tutte le situazioni, le mele marce ci sono sempre”. La persona che lo ha colpito a morte con un coltello e poi è andato in caserma a costituirsi era conosciuta nell’ambiente, era in strada da una ventina d’anni, non aveva una famiglia: “Aveva una malattia psichica grossa, ogni tanto veniva ricoverato, poi usciva e gli davano le medicine, tanto che don Roberto gli ricordava di prenderle. Probabilmente lo ha ucciso per un motivo banale, magari un rifiuto”. I tre fratelli di don Roberto, molto scossi, sono arrivati oggi da Morbegno, in Valtellina, suo paese d’origine. I funerali probabilmente si faranno a Morbegno. Stasera tutta la città parteciperà al rosario in cattedrale.

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